Da qui all’eternità

Ho udito fastidioso rumor di coltelli e di lame che stridono nell’ombra.

Al che ho visto nel buio i tuoi occhi neri, pieni di luce, che mi fissavano.

Bianchina amata. Anzi no, dalla barba direi che non sei tu.

Si palesi messere!

Rivalta1

Ah… siete voi mastro Giuseppe.

Raddrizzate quella testa e rattoppate il taglio alla gola. Già ci conosciamo e non mi spaventa più. Tenetevi lo spettacolo per curiosi e avventurieri.

Certo, fu una brutta storia.

Sopraffino in cucina, e capace di gusti e profumi soavi, rovinaste vita e carriera per un poco d’infatuazione passeggera. Potevate del resto invaghirvi di mille altre donne, non della serva preferita del padrone…

Rivalta2

Avete visto da voi quali rischi si corrono a mettersi tra un amante geloso e la sua amata.

Eh, ve la fece purgare per benino quella scelleratezza!

Guardate lì, quali segni vi han lasciato le torture. Non ebbe pietà e alla fine fece confessare pure un cocciuto come voi.

Rivalta3

Eccovi Bianchina, luce dei miei occhi. Stavo giusto dicendo al messere malzioso che ci sta di fronte che non si scherza con la gelosia e con le altrui pene d’amore. Guardate come fu ridotto. Torturato e poi, giacché non bastava, sgozzato malamente e gettato infine di testa nel pozzo.

Rivalta4

Quale macabra e triste storia!

Non gli rimane che mettere a vista i più truculenti particolari del suo cruento trapasso per cercar di spaventare qualcuno, godendo così dell’effimera soddisfazione di fare almeno un po’ di paura.

Rivalta5

Son passati i bei tempi in cui far tremolare le fiamme dei candelieri faceva gridare di terrore gli astanti. Adesso c’é la modernità, le luci s’accendono senza l’uso del fuoco e tocca armeggiare con quei tasti viscidi al tocco. Che inutile fatica per un fantasma!

Tornate alle vostre gioie passeggere, messer Giuseppe.

Rivalta6

E noi, mia Bianchina, avviamoci verso la notte di Rivalta. Avete già mostrato la vostra bellezza ai visitatori. Di me nessuno si avvede, nessun sa che anch’io mi aggiro tra queste mura, ombra di ciò che fui in vita, invisibile a tutti. Ma non m’importa. Io ho il vostro amore, mia dolce e spettrale compagna, null’altro m’abbisogna da qui all’eternità.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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