La rocca dell’aquila

La rocca dell’aquila

E vien la sera, sulle rosse merlature d’Arquato.

Distende il sole i raggi al tramonto come fanciulla le trecce al vento.

Quante storie han visto le mura turrite che, lentamente, si rivestono d’oro?

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Hanno visto l’ergastolano Spadone aggirarsi per la rocca, scivolando come uno spettro lungo i mattoni, nel silenzio della notte. Aveva atteso a lungo quel momento. D’un tratto gli salta al collo ma il Manaro si divincola. Lotta furioso, infine l’accoltella e giustizia è fatta.

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Ha vendicato l’onore del suo signore, Sergio Montale, ingiustamente accusato e richiuso nelle umide segrete, per la sola colpa d’aver suscitato non volontaria invidia in un giovane del borgo.

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Aveva infatti costui l’amore della dolce Laura, figlia del capo delle guardie. Fiera, ostinata, coraggiosa, l’aveva quasi salvato dalle carceri e dalla morte, non fosse stato per quel geloso del Manaro, che s’era messo in mezzo.

Le loro voci riecheggiano ancora tra i palazzotti, nelle notti più buie.

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Hanno visto il diavolo sfrecciare tra i vicoli e infilarsi su per i gradini ripidi dietro la chiesa, scivolando per la foga della corsa. Nell’inciampare avrebbe bruciacchiato un gradino, diventato color cremisi, la prova provata del passaggio del demonio.

Hanno sentito le acque “del sole” gorgogliare in fondo al pozzo ormai introvabile e gli schiamazzi di chi vi gettava il secchio e quasi non riusciva più a tirarlo su, per la forte corrente che lo portava a incagliarsi.

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Preziose erano quelle acque rivitalizzanti, piene di magnesio, forse le stesse che, sgorgando nel rio Orzo, offrivano sollievo ai viandanti, ai malati ed ai bisognosi, riaccendendo in loro la luce della speranza.

Hanno udito lo schioppettar delle fiamme che un dì divorarono il convento sull’altro lato della valle e il mesto roteare delle macine nei mulini, da cui sprizzava un olio di gran pregio.

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Hanno udito il puzzo delle piaghe di chi sostava all’ospitale del borgo, le grida dei febbricitanti o anche solo le preghiere sommesse dei viaggiatori sulla strada di Roma, di Santiago o di Gerusalemme.

Lo scalpiccio dei destrieri e il crepitare delle frecce degli assedianti teutonici, il cigolio del ponte levatoio, lo sferzar degli stendardi e mille altre cose han conosciuto queste mura… tante che neppure loro, forse, si ricordano di tutte…

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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