Ricordi di un bastione

Ogni giorno saliva in cima alla torre, la bella Soleste. Ogni giorno scrutava l’orizzonte. Ogni giorno sperava, supplicava ed invocava. Gli occhi le si riempivano di lacrime, mentre lo cercava con lo sguardo. Né il vento fra i capelli, né il freddo o il caldo la distoglievano.

L’ho vista e sentita bene…

Bardi1

E ogni giorno scendeva le ripide scale, dopo aver a lungo atteso, con il cuore gonfio di tristezza.

Accorreva la fidata balia e la stringeva a sé, incurante dell’etichetta e dei buon costume. Soleste si abbandonava a quelle braccia solerti, affondava il viso nella veste e stava lì, in silenzio, finché non ritrovava una parvenza di pace.

In silenzio ho assistito a tutta la sua pena.

Le settimane passavano, ma ogni giorno la mesta processione di Soleste si ripeteva. Piovve e ci fu sole, poi piovve di nuovo.

Bardi2

Nella tarda mattinata di un giorno assolato, la dama di nuovo corse a sporgersi dalla merlatura. Di promo acchito pigliò il baluginio fra le fronde, giù vicino alle acque del Ceno, per un miraggio. Strizzò gli occhi e cercò di guardare meglio. Era un’armatura!

Riconobbe, un istante dopo, la fiera cavalcatura, il baio del suo amato cavaliere e con un tuffò al cuore si precipitò a chiamare la balia. Moroello Landi era tornato!

Ma il fato aveva in serbo sorprese terribili. È questo che ogni giorno, immobile, devo veder accadere, davanti agli occhi ciechi di chi si attarda ai miei piedi.

Bardi3

Mi tocca rivedere Soleste, in pallide ed eteree vesti, che risale e guarda di nuovo. Ma quando sta per sbracciarsi, il cavaliere sbuca dagli alberi e si mostra. Indossa l’armatura del nemico. Moerello è morto e il suo uccisore si avvicina al castello per reclamarne il possesso.

Come se il mondo intero si fosse fermato, si mozza il respiro della bella dama e la disperazione l’afferra e ghermisce. Così la sua bellezza sfiorisce mentre si schianta di sotto.

La balia sente il tonfo sordo. Corre fuori e si ferma, sbigottita di fronte al corpo senza vita di Soleste.

Bardi4

Ma nessuno dei presenti, ormai, si accorge più di nulla. Solo io continuo a sentire il cavaliere che, nel frattempo, è comparso nel castello, smonta da cavallo e si precipita nella corte lanciando via l’elmo.

È Moerello! È vivo e indossa, in segno di vittoria, l’armatura del nemico sconfitto in battaglia.

Mio povero cavaliere, quale tiranno può essere il fato!

Bardi5

Sale la lunga scala che lo conduce in cima, nel luogo stesso in cui l’amata attendeva ogni giorno di scorgerlo. Soleste è oltre la merlatura, laggiù più in basso. Capisce e non regge. In un tuffo la raggiunge.

Per par mio, da povero torrione quale sono, ci provo ogni giorno ma se quella volta non fui capace, irrigidito nei miei mattoni, di salvare né il corpo di lui, né quello di lei, ora ancor meno posso salvare la loro spettrale rimanenza.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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