Assassinio nella cattedrale

“Assassinio nella cattedrale” è il titolo di un famoso dramma del poeta Thomas Eliot, che rievoca il cruento omicidio dell’ arcivescovo di Canterbury Thomas Becket perpetrato proprio nella cattedrale ad opera di 4 cavalieri della corte del sovrano d’Inghilterra Enrico II: era il 29 dicembre 1170.
La sacralità delle chiese, che hanno da sempre goduto del diritto d’asilo, nella realtà non ha mai impedito che assassinii ed eccidi vi fossero commessi numerosi nel corso dei secoli. Ricordiamo ancora la congiura dei Pazzi a Firenze del 26 aprile 1478, che costò la vita a Giuliano de Medici in Santa Maria del Fiore. Episodio molto più recente l’uccisione dell’arcivescovo di San Salvador Oscar Romero che il 24 marzo 1980 fu assassinato da un cecchino mentre celebrava la Messa.

Fonte: Wikipedia

Anche a Novara non mancarono episodi violenti e sanguinosi nelle sue chiese: vicende di tanto tempo fa che stanno forse a mezzo tra leggenda e realtà storica; il 28 aprile 926 il duca Bukard di Svevia, nel suo viaggio per raggiungere il re Rodolfo e il suo esercito a Ivrea, fece tappa a Novara con il suo seguito. È stato tramandato che i sicari di alcuni principi italiani intercettarono il duca nelle vie della città e lo massacrarono; gli uomini del suo seguito scapparono in San Gaudenzio, ma furono tutti trucidati sotto gli altari ove si erano rifugiati.
Molto scalpore suscitò a Novara un drammatico episodio avvenuto in cattedrale il 6 dicembre 1891. Era una fredda domenica e il canonico penitenziere Don Ludovico Marchetti si trovava nel suo confessionale in Cattedrale, quando un individuo in abito talare lo colpì più volte al collo con un affilato rasoio. Don Ludovico riuscì a difendersi, riportando anche profonde ferite ad una mano oltre che al collo, ma l’aggressore si dilegò’ per le vie di una Novara ancora deserta (erano le 7.30 del mattino). Il canonico venne soccorso e portato a casa, ove la madre se ne prese cura.

Fonte: Wikipedia

Don Ludovico, nativo di Oleggio, era molto conosciuto in città, dove insegnava anche teologia morale al seminario. E proprio tra gli allievi del seminario si indirizzarono subito i sospetti degli inquirenti, che ben presto individuarono nello studente Carlo Jacomelli l’aggressore. Costui ammise il misfatto, giustificandolo come vendetta verso il canonico perché lo considerava colpevole di tutti i suoi insuccessi, in particolare la bocciatura agli esami per diventare prete. Jacomelli, nato a Vespolate, era chiaramente affetto da mania di persecuzione.
Frattanto le condizioni del canonico peggiorarono per le complicazioni sopraggiunte a seguito dell’atto criminoso. Don Ludovico si spense all’età di 33 anni il 2 giugno 1892.
L’aggressore, rinviato a giudizio per omicidio volontario, venne riconosciuto malato di mente, e quindi non perseguibile, e internato nel manicomio di Novara. Trascorse così il resto della sua
misera vita parte in manicomio e parte a Vespolate, ove morì, dimenticato da tutti, nel 1952, all’ età di 83 anni.


Testo di Pietro Teruggi

Fotografie: Wikipedia

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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