La storia delle due rane

Questa storia inizia tanto tempo fa, circa 2000 anni.
C’era un manipolo di soldati romani che si perse in una piccola valle delle nostre Alpi. Fiutando l’inganno teso dalle guide locali, che li condussero volutamente tra quei dirupi selvaggi per derubarli, i soldati pensarono di disfarsi di tutte le cose di valore che avevano con sé per recuperarle eventualmente più  tardi, a pericolo scampato. Trovarono un anfratto  e là deposero le monete d’oro e d’argento e gli altri oggetti preziosi, frutto delle razzie di guerra. A guardia della grotta misero due grandi rane.
Ma non tornarono più, massacrati dalle popolazioni locali che agognavano i loro beni.
Passarono i secoli e nessuno scoprì mai dove i soldati avevano nascosto i preziosi .


Finché un bel giorno due pastorelli, per recuperare delle pecore uscite dal gregge, scivolarono  lungo un dirupo e, aggrappandosi a un arbusto, svelarono l’ingresso di una piccola grotta. Entrarono, spinti dalla curiosità, e trovarono il tesoro dei legionari. Felici, cominciarono a riempirsi le tasche e le bisacce di monete, ma ad ogni manciata che prendevano le due rane guardiane si gonfiavano e diventavano sempre più grandi. Divennero tanto gonfie da chiudere completamente l’uscita della grotta e imprigionare  così i pastorelli.

Costoro, spaventatissimi cominciarono allora a restituire il tesoro sottratto, e poco a poco le due rane ripresero le loro dimensioni normali. Così, senza nemmeno tenere una moneta, finalmente i due ragazzini riuscirono ad uscire dalla grotta. Era ormai notte, e si scatenò un violentissimo temporale. Solo al mattino, atterriti e fradici di pioggia, arrivarono al villaggio. Terrorizzati dalle rane e dalla violenta tempesta, che credettero mandata dagli dei per punizione, non rivelarono mai nulla ad alcun altro.


E così il tesoro è ancora là, custodito dalle due rane.
Si racconta che gli abitanti di quella piccola valle delle nostre Alpi, quando si scatena un forte temporale la notte, sanno che qualcuno cerca di impadronirsi del tesoro, ma che le due rane continuano a fare buona guardia.


Testo di Pietro Teruggi

Fotografie di Yuri Minghini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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