L’Anno Mille (2): il clima nel medioevo

L’uomo moderno è protetto dai mutamenti climatici da un “velo tecnologico” che funziona da intermediario, impedendo spesso il contatto diretto con l’ambiente e le sue mutazioni; 1000 anni fa l’uomo era solo contro il freddo, le malattie, la fame e la sua sopravvivenza era affidata quasi esclusivamente alla sua forza fisica. Prima di parlare dunque della vita quotidiana nel Medioevo è fondamentale capire entro quale cornice ambientale essa si svolgeva.

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Gli studiosi sono ormai concordi nel sostenere che a una fase fredda esauritasi intorno al 750
(epoca merovingia) sia seguito un lungo periodo caldo, certamente con temperature superiori a quelle di cui godiamo oggi, durato parecchi secoli e conclusosi verso il 1200, quando il clima si raffreddò di nuovo per almeno 200 anni.

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Il periodo con le temperature più elevate fu quello proprio intorno agli anni 1000 /1100, durante i quali non si hanno quasi notizie di inverni rigidi. Questo cambiamento climatico ebbe benefiche conseguenze economiche e portò notevole benessere per molte popolazioni. Il grande caldo e la conseguente siccità, se da un lato creò problemi per le genti delle pianure mediterranee, dall’altro generò prosperità soprattutto nelle zone alpine, con lo sviluppo dell’agricoltura e la coltivazione di cereali e vite a quote elevate, la nascita di nuovi villaggi permanenti fino a quote di 2000 metri, e la possibilità di usare valichi di alta quota che favorì le comunicazioni tra vallate e lo sviluppo dei commerci.

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Soprattutto nel Nord Europa, in Scandinavia e Inghilterra, si fecero sentire i benefici effetti di questo lungo e importante riscaldamento del clima. A questo proposito possiamo ricordare la storia di Eric il Rosso, il vichingo esploratore che, dopo essere stato in Islanda, arrivò fino in Groenlandia, battezzata da lui “Green Land” cioè Terra Verde, poiché era (oggi sembra incredibile) ricca di pascoli e foreste. La colonia vichinga arrivò a contare 190 fattorie che coltivano cereali, costruivano case con legname delle foreste e pescavano merluzzi in un mare privo di icebergs. Pare che questi vichinghi, favoriti dalle buone condizioni del mare, siano giunti fino sulle coste di Terranova in America. Nei secoli seguenti il deteriorarsi del clima e il conseguente avanzamento dei ghiacci spopolò definitivamente le coste della Groenlandia.

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L’ estendersi delle foreste in tutta Europa, grazie al clima caldo e umido, favorì, ad esempio, anche l’allevamento molto diffuso del maiale (del quale, come dice il proverbio, non si butta via niente…) con conseguente miglioramento delle condizioni alimentari delle popolazioni.
Aspetti negativi di questo gran caldo furono, ad esempio, l’innalzamento del livello dei mari con conseguente impaludamento di tratti di coste e aumento della malaria, oppure la presenza di numerosi periodi di siccità accompagnati da invasioni di cavallette africane (si spinsero fino alle regioni scandinave) che causarono diverse carestie. Insomma,un’estate come quella del 2003 pare che allora fosse nella norma, se non addirittura più calda.

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Gli inverni furono molto miti e i cronisti ci segnalarono solo due episodi di gran freddo: in particolare l’ inverno del 1010/1011 fu molto severo, si formò ghiaccio intorno all’Islanda e pare che perfino il Bosforo gelò.
Nei prossimi post narreremo delle condizioni di vita dei nostri lontani antenati in queste situazioni ambientali.

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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