L’Anno Mille (3): il senso del tempo

Abbiamo scritto nel primo post sull’Anno Mille che la maggior parte della gente non aveva la minima idea di vivere nell’anno mille dopo la nascita di Cristo: in effetti, il senso del tempo per l’uomo medioevale è profondamente diverso da quello dell’uomo contemporaneo.
È il sole che scandisce il ritmo del tempo: il tempo breve, con il giorno e la notte, e il tempo lungo, con le stagioni e gli anni. E poiché il tempo e l’eternità appartengono a Dio, è la sua Chiesa che ne governa la successione, con il ritmo delle preghiere quotidiane, il suono delle campane dei due angelus giornalieri, le grandi feste liturgiche.


La giornata è divisa, al modo romano, in 12 ore di giorno e 12 di notte; l’alba è l’ora prima, il mezzogiorno è la sesta e il tramonto è la dodicesima. È evidente che tutto questo è molto approssimativo, poiché solo nei due equinozi  ci sono 12 ore di giorno e 12 ore di notte uguali, pari esattamente alle nostre 24. Nel solstizio d’inverno l’ora giornaliera equivale a 30/40 minuti, mentre nel solstizio d’estate l’ora è di 80/90 minuti. Tra equinozio e solstizio l’ora aumenta o diminuisce. Ma la stragrande maggioranza delle popolazioni non si cura di questi aspetti; si è sempre parlato della grande indifferenza delle masse rurali, alle quali non interessa conoscere l’ora esatta, gli anni trascorsi o la propria età: hanno dei punti di riferimento ( il canto del gallo, il suono delle campane) che non sono certo i nostri. Una piccola curiosità: i termini odierni inglesi noon (mezzogiorno) e afternoon (pomeriggio) derivano dall’ora nona, che nel medioevo non indicava la metà del giorno, ma la metà del pomeriggio, momento del pasto per monaci e chierici: costoro lentamente, nel corso degli anni, spinti dalla fame, riuscirono a portare l’ora nona dalle 3 del pomeriggio a mezzogiorno!!!


È stato lo sviluppo della città industriale e mercantile che ha provocato un grande mutamento intellettuale: le ore sempre uguali tra di loro, scandite  da un orologio meccanico che va a sostituire le campane; è il mercante che ha bisogno di tempi certi per i suoi traffici, è il datore di lavoro che necessita di ore di lavoro certe dai suoi operai. Ma ci volle ancora molto tempo perché le masse rurali si adeguassero.
La Chiesa,oltre a organizzare il giorno, organizza anche l’anno, con le sue grandi feste e celebrazioni. Ad esempio San Giovanni, 24 giugno, dà inizio all’estate e ai grandi lavori agricoli che vanno fino a San Michele, 29 settembre. Altro aspetto interessante era il punto di partenza dell’anno: Venezia cominciava l’anno il primo di marzo, Firenze il 25 marzo, in Francia il giorno di Pasqua, nei domini papali il 25 dicembre. Fu per esigenze mercantili che alla fine ci si uniformò al giorno della Circoncisione (1 gennaio).


I nomi dei giorni della settimana conservano invece i nomi degli dei ai quali erano dedicati, tranne il giorno del Sole (Sunday) che nei paesi latini diventa il giorno del Signore (dies domenica, domingo in Spagna, dimanche  in Francia).
In conclusione si può affermare che l’uomo del Medioevo precisava la data di un avvenimento riferendosi a una stagione, a una festa, a un evento familiare o una calamità naturale.
Scrive lo storico Robert Delort: “Il campo della memoria individuale o collettiva era ristretto, non andava oltre i cento anni. Quanto alle previsioni… non avevano molto senso in un mondo ove la morte colpiva tanto presto. Il solo investimento valido era quello dell’aldilà, del tempo assoluto, immobile dell’ eternità“.


Testo di Pietro Teruggi

Fotografie di Yuri Minghini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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