El Botafumeiro (+VIDEO)

Fra le curiosità che attirano frotte di visitatori nella Cattedrale di Santiago di Compostela, non ci sono soltanto le reliquie del santo “matamoros”, c’é anche l’enorme turibolo sospeso alla cupola che volteggia spagendo fumo durante le messe solenni.

A volte le funi cedono, come accadde nel 1499 alla presenza della Infanta Catalina o nel 1622, provocando danni e ferimenti. Eppure, il fascino che esercita ha attraversato il tempo.

Quella del Botafumeiro è un’usanza che risale per lo meno al XII-XIII secolo, ma che è testimoniata direttamente solo con il nuovo incensiere donato da Luigi XI nel 1554. Questo botafumeiro, in argento, fu confiscato nel 1809 dalle truppe Napoleoniche e sostituito soltanto nel 1851 da quello attuale, in ottone argentato del peso di 53kg.

Ma il suo fascino è rimasto imnmutato nei secoli. Abilmente manovrato da una squadra di otto “tiraboleiros” attraversa alla velocità di più di 70km orari nel transetto della cattedrale, passando sopra le teste dei presenti e ricordando uno dei più straordinari riti che si svolgevano in questo sacro luogo.

L’uso dei turiboli è infatti attestato fin dalla più remota antichità ed era lo strumento imprescindibile di riti e rituali in molte culture. Tanto che, infine fu adottato anche nelle cerimonie cristiane almeno a partire dal IV secolo. Già presso i Romani era utilizzato per accendere le candele che accompagnavano l’imperatore durante i cortei.

Il fumo è “puro spirito” che si eleva fino al cielo e ne ridiscende, una vera e propria “strada” aperta verso l’aldilà e verso gli dei. L’incenso, attraverso il fuoco, libera lo spirito dalla materia e l’anima dal corpo. In mesoamerica l’incenso era considerato “il cibo degli dei” e veniva conservato in edifici appositi accanto ai templi. I sufi raccontano che è “il profumo dell’Amante” e il segno della sua vicinanza, il presagio di ciò che attende il “cercatore di verità”.

Perciò, è difficile che il Botafumeiro zeppo di preziose essenze fosse usato solo per “calmare gli odori”, come generalmente si racconta, per “deodorare” la cattedrale dagli afrori penetranti dei pellegrini che qui si assiepavano e spesso si accampavano.

Ma questa è la storia che si tramanda, pietoso mantello per celare verità che non sono per tutti.

Oggi il rituale del Botafumeiro non è più spontaneo come un tempo. Non viene più fatto danzare al culmine delle celebrazioni del venerdì, ma è possibile assistere durante gli eventi straordinari… comodamente prenotabili da casa… che non privano l’occhio della sua vista, ma che inevitabilmente cancellano – anche per motivi legittimi e pratici – tutta la sacralità di questo gesto.



Testo di Francesco Teruggi

Fotografie e video di Massimo Vella

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Massimo
Appassionato di viaggi, di ciclismo e di fotografia, da sempre viaggiatore per le strade del mondo, è instancabile cercatore di luoghi insoliti, incontaminati dove incontrare e conoscere gli altri popoli e le altre culture.

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