C’é un coccodrillo in chiesa!

Se vi dicessero che nel Mincio, una volta, c’erano i coccodrilli, ci credereste? Finzione o realtà, almeno uno pare ci fosse. Ed è ancora là, impagliato da cinquecento anni, a penzolare legato ben stretto dal soffitto del santuario della Beata Vergine delle Grazie a Curtatone, appena fuori Mantova, proprio sulle rive di quel fiume.

A ben guardare, in quel sacro luogo, è tutto un dondolare di oggetti dal tetto: braccia, mani, gambe, piedi, stampelle, drappi, gonfaloni, bandiere, armi bianche e perfino imbarcazioni, formelle di cera e manichini agghindati a festa. Sono i segni della profonda e opzione dei fedeli a questo luogo.

Di grazie qui, la Vergine ne elargì tantissime. Tra queste, si racconta, ci fu proprio quella di avere la meglio sul vorace coccodrillo nipoti o che imperversava nell’alveo paludoso del Mincio e che attaccava i barcaioli inermi, finché uno di loro, armato di coltello e della protezione invocata alla Madonna di Curtatone, loro patrona, non ne ebbe ragione.

Ma su tale leggenda non esiste certezza, anche perché, al tempo, il santuario ancora non esisteva. Al suo posto si ergeva una colonnina di pietra sormontata da un’immagine della Beata Vergine, spersa nella vegetazione.

Sarebbe stata sostituita da una grande chiesa soltanto nel 1399, voluta da Francesco Gonzaga quale ex-voto e scongiuro per la peste che, in quegli anni imperversava è affidata ai Minori Francescani.

Ben presto il santuario sarebbe diventato un importante centro spirituale, entro il quale le famiglie nobili mantovane avrebbero ricavato i sepolcri per le  dinastie.

Fu allora che, tra gli altri “ringraziamenti” alla Madonna, comparve il coccodrillo. Si dice che provenisse da una sorta di zoo privato di proprietà Gonzaga. Forse lo portarono a Curtatone i cavalieri di ritorno dalla Terra Santa, a ringraziamento e insieme monito per aver sconfitto il “drago” saraceno.

Si può solo immaginare con quale solennità debbano aver raggiunto il santuario per issarvi il rettile, fieri nelle loro armature, come novelli San Giorgio vittoriosi.

Poi però, osservando con attenzione le spire, i richiami e le forme rettili che vestono in quantità colonne, capitelli, volte, affreschi e ogni altro elemento architettonico, non si può che riconoscere del coccodrillo le sembianze di ben altro drago che ancora giace nelle profondità della terra sotto il santuario, affatto morto, bensì tenuto quieto dalla colonna antica, che ne tiene bassa la testa come la lancia dell’Arcangelo Michele.

La vittoria sul drago è del resto un tema molto diffuso in Italia. Oltre a Curtatone un coccodrillo si trova anche a Macerata nella chiesa della Madonna delle Vergini. Resti di draghi si trovano poi in tutta la penisola, vertebre e costole in particolare (in realtà si tratta di ossa di balena), da Verona a Ragusa, Da Venezia a Sorrento, da Udine a Orta San Giulio.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Yuri Minghini

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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