Cracovia e Wieliczka, preziosi tesori polacchi

Sono già quindici i milioni di persone che si sono immerse nel sottosuolo polacco per esplorare l’immane miniera di salgemma che si apre nella terra a pochi chilometri da Cracovia, trasformata in un viaggio fantastico nella storia e nella natura.

Fin dalle prime tracce della sua esistenza, nel XII secolo, il giacimento di Wieliczka è sempre stato considerato un’inestimabile ricchezza, da proteggere ad ogni costo, come ben testimonia il “castello edificato sopra i pozzi, il “Dom pośród Żupy” del XIII sec.

All’epoca della sua massima espansione, agli inizi del ‘900 il giacimento arrivò ad un’estensione complessiva di sette chilometri quadrati, su nove livelli sotterranei che raggiungono la profondità di 327 metri.

Non ci sono solo cunicoli e sale di estrazione, vi furono allestiti bagni termali di acqua salsoiodica nel 1838 grazie al dottor Feliks Boczkowsk e dal 1964 è in funzione al livello V la stazione termale di allergologia “Kinga” inizialmente diretta dal professor Mieczysław Skulimowski, la prima al mondo nel suo genere.

Vi fu perfino edificata una chiesa, una magnifica cappella dall’ottima acustica ancora oggi in uso per i concerti.

L’antica capitale polacca, Cracovia, dista una manciata di chilometri da Wieliczka. È uno scrigno ricolmo di tesori architettonici, al punto da essere stato il primo sito Europeo riconosciuto dall’Unesco nonché il primo centro abitato annoverato nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel 1978 dallo stesso ente.

Uno dei due punti nevralgici della città è la monumentale Piazza del Mercato, con i suoi porticati e le sue chiese, dominata dalla Torre del Municipio, Wieża ratuszowa, che svetta in leggera pendenza (55cm, a causa di una tempesta di vento negli anni ‘70) come la Torre di Pisa su Piazza dei Miracoli.

L’altro fulcro della città è il zamek, il Castello di Weawel, che sorge sulle colline intorno alla città, proprio sopra la grotta mitica che avrebbe ospitato un drago sconfitto con l’astuzia dai cittadini di Cracovia. Sede reale per secoli, tra le sue mura custodisce anche la cappella nella quale si svolgevano le cerimonie di incoronazione.

Il moderno ponte pedonale, Father Bernatek Footbridge ben esprime l’ansia di rinnovamento della città. Costruito soltanto nel 2010, è anche il sipario dell’esposizione permanente dell’opera scultorea “tra l’acqua e il cielo” dell’artista polacco ‘Jotki’ Kędziora: nove acrobati, in appesi soltanto su due punti ai tiranti del ponte, come se la gravità per loro non esistesse, sospesi tra passato e futuro.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Carlo Lanza

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Carlo
Sportivo, appassionato di viaggi e di fotografia, ha una predilezione per la ritrattistica e il reportage culturale quanto naturalistico. Viaggia per conoscere e per scoprire.
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