I fantasmi del forte di Fenestrelle

In alta Val Chisone, fin dalla fine del 1600 prima i francesi e poi i Savoia eressero fortificazioni, a protezione dello stretto passaggio di confine. La prima “ridotta”e il Forte Mutin risalgono al Re Sole ma, con il trattato di Utrecht (1713), la valle passò al Ducato. Vittorio Amedeo II, intuendo la rilevanza strategica del luogo, decise così di ampliare le fortificazioni, dando all’architetto Ignazio Bertola l’incarico di realizzare un poderoso complesso, includente anche le strutture già edificate.

Ciò che sarebbe nato è la fortezza di Fenestrelle, che si è guadagnata il soprannome di “grande muraglia piemontese”, per le sue imponenti dimensioni e la sua vasta estensione.

Non vi si combatterono mai grandi battaglie, né fu mai teatro di di assedi o assalti. Ma ancora si erge, muta testimone del suo tempo e delle vicende che vi si svolsero.

Poche sono le leggende che aleggiano su queste mura e forse la più famosa è quella legata al probabile passaggio della “maschera di ferro”, raccontata per la prima volta daÒ Si diceva che durante il trasferimento verso Exilles, avesse soggiornato presso il Forte Mutin che, però, all’epoca dei fatti non esisteva. Potrebbe essere stato imprigionato in una costruzione precedente.

La leggenda narra che la “maschera” avrebbe scritto alcune sue brevi memorie su un pezzo di lenzuolo che aveva poi lanciato a un valligiano. Costui però era stato trovato morto accoltellato il mattino seguente non lontano dal forte.

Altre storie sono legate al punto di osservazione soprannominato “la garitta del Diavolo”, che si erge su uno spuntone di roccia alto venti metri circa. Il maligno si racconta intralciasse la difficoltosa costruzione, lasciando un persistente puzzo di zolfo (per altro spesso usato nel cantiere) quale segno del suo passaggio.

Ci sono poi storie tutte al femminile. Fenestrelle pare sia stata, dal 1879, la prigione finale di una temibile brigantessa napoletana, Maria Oliverio, meglio nota come Ciccilla e dei suoi compagni. Dall’uccisione a sangue freddo con una scure della sorella traditrice alla presenza dei figli di quest’ultima, la sua ferocia era diventata quasi mitica: fu infatti accusata di sequestri, grassazioni (rapine violente e a mano armata), furti, incendi, omicidi, uccisioni di animali domestici. Qualcuno sostiene che il suo spirito ancora vaghi tra i muri della fortezza.

Un’altra storia invece è quella della sfortunata Bianca, innamoratasi di uno dei soldati stanziati presso il vicino colle del Prà Reale. Trasferito, il militare giurò di tornare entro una anno a sposarla, ma fu ferito in battaglia e morì. Quando Bianca lo seppe, impazzì e scomparve. Rimane a ricordare il loro amore infelice soltanto il lago Ciardonnet, che negli anni avrebbe assunto, proprio per questo motivo, la forma di un cuore.

Anche la lapide affissa su un muro della fortezza a commemorazione dei militari borbonici segregati a Fenestrelle a migliaia (sarebbero stati addirittura centomila) e che qui avrebbero trovato la morte, sembra ormai essere poco più che una leggenda.

“Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrele migliaia di soldati dell’esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno si inchinano”.

Pare infatti che solo alcune centinaia di prigionieri dell’esercito di Franceschiello all’indomani della resa a Gaeta, siano stati portati qui, mentre la maggior parte fu riassorbita dall’esercito italiano e qualcuno preferì diventare brigante.

Oggi Fenestrelle è un silenzioso luogo della memoria, in cui la memoria non si perda e sia di monito e ammonimento ai posteri.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Massimo Vella

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Massimo
Appassionato di viaggi, di ciclismo e di fotografia, da sempre viaggiatore per le strade del mondo, è instancabile cercatore di luoghi insoliti, incontaminati dove incontrare e conoscere gli altri popoli e le altre culture.

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