I fantasmi della Vecchia Nizza

Assolata anche d’inverno, mite ed accogliente, la placida Nizza, che una volta era un pezzetto d’Italia, nasconde nella notte inattesi misteri.

Quando scendono le tenebre, ristoranti e bar abbassano le saracinesche e le viuzze del centro si spopolano. Restano solo gli ultimi tram che scivolano via lungo le rotaie, un taxi all’angolo di piazza garibaldi e i clochard infagottati sotto gli archi dei passaggi coperti.

Poi cala un irreale silenzio, rotto solo da qualche gatto che scorrazza nei vicoli.

E mentre la luna langue nel cielo plumbeo, le ombre della città vecchia pigramente si risvegliano.

Si allungano sui muri umidi di salsedine di Rue de la Poissonnerie, per accarezzare e per stringere cupidamente Adamo ed Eva. Sciamano lungo Cours Saleya coprendo di freddo le tinte calde dei palazzi alla ligure e s’intrattengono a danzare davanti all’ingresso della Cattedrale di Santa Reparata. Poi sfilano come una brezza gelida per i vicoli e si perdono là dove una volta scorreva il Paillon.

Vengono dalla Rocca alle spalle della Ville Vielle, che domina tutta la promenade e l’ampia baia. Hanno atteso per tutta la lunga giornata la morte effimera del sole, nei loro sepolcri al riparo degli alberi. Sono le anime perdute dei cavalieri e delle dame che vissero in questa amena cittadina, dei feroci saraceni respinti, dei marinai che da qui salpavano per mille avventure.

Ma sono anche quelle di intrepidi esploratori e cercatori di tesori che, si racconta, si persero nei cunicoli neri che attraversano la collina della Rocca, nella vana speranza di trovare i leggendari tesori qui nascosti molti secoli fa per sottrarli agli invasori venuti dal mare.

Nessuno pare abbia mai fatto ritorno.

C’é chi, sceso tardi dai giardini che oggi occupano quello che fu il castello nizzardo, giura di averne sentite sciabordare le grida, dopo il crepuscolo, insieme alle acque della cascata ottocentesca.

O forse sono le anime dei pellegrini e dei viandanti che sostavano nei numerosi ospitali cittadini. Il più antico, l’hôpital communal des Pauvres, si trovava nel punto più alto della collina, accanto alla ormai scomparsa Cattedrale dell’Assunzione, di cui solo la base dei muri perimetrali è oggi visibile.

Il fantasma più famoso di tutti è però quello del celebre scrittore Gaston Leroux, l’impareggiabile autore de “Il fantasma dell’Opera”, che per molto tempo visse a Nizza. Si trasferì tra le sue colline, a Mont-Baron, nel 1909 e fu proprio qui che scrisse la famosa opera, ispirandosi alle spettrali presenze che popolano le notti nizzarde. Il romanzo fu ambientato a Parigi, ma è nelle vie deserte della Vittoriosa, inseguendo le ombre che si allungavano sul teatro cittadino, che Leroux concepì la storia dello sfigurato Erik. Sono gli stretti, leggendari passaggi sotto la Rocca quelli che gli suggerirono la dimora tenebrosa del Fantasma dell’Opera. Nella sua voce cangiante riecheggiano le urla, gli strilli, i sussurri e i toni bassi dei demoni che animano l’oscurità della Baia degli Angeli.

E non può essere una caso neppure che il romanzo sia ambientato ai tempi di Napoleone III, l’imperatore francese che aveva ottenuto Nizza dall’Italia.

Quando Leroux morì, nel 1927, in seguito alle complicanze di un intervento chirurgico mal riuscito, fu sepolto nel Cimitero del Castello, fantasma tra i fantasmi della Rocca. Il suo corpo è ancora là, sotto la lapide eretta dove molto tempo prima avevano avuto la loro sede e il loro ospitale i Cavalieri di San Giovanni.

La sua anima vaga per le vie buie di Nizza.


Testo e fotografie di Francesco Teruggi

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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