Il leone di pietra di Lucerna

Il re degli animali, giacente ferito in una spaccatura nella roccia, con il moncherino della lancia che l’ha trafitto a morte ben in vista, colto mentre si accascia, vinto, in un’antica cava di arenaria di Lucerna. È forse uno dei monumenti più noti al mondo.

Nella sua posa tragica, con una zampa sullo scudo che riporta gli stemmi reali di Francia celebra il coraggio dei caduti svizzeri durante i moti rivoluzionari francesi. Era il 10 Agosto 1792. La guarigione di soldati della Guardia Svizzera in servizio presso la famiglia reale parigina, è di stanza nel Palazzo delle Tuileries, in cui il sovrano si era trasferito dopo la distruzione di Versailles nel 1789.

Le truppe rivoluzionarie, quel giorno, pongono sotto assedio il grande palazzo proprio di fronte al Louvre, ma il re non è già più lì. Avvisato per tempo della nuova sommossa, è stato trasferito nei locali dell’Assemblea Legislativa. Il contingente della Guardia Svizzera difende un palazzo vuoto, ma non arretra e non cede, accettando l’inevitabile disfatta. L’ordine di ritirata giunge in ritardo e non viene letto dagli ufficiali. Così, più di seicento soldati perdono eroicamente la vita. Altre centinaia periranno di stenti e ferite nelle prigioni. Soltanto un centinaio si salvano dalle macerie dell’edificio, che non verrà mai ricostruito e dalla furia rivoluzionaria.

Uno di essi è in congedo a Lucerna, proprio in quei giorni, il luogotenente Carl Pfyffer von Altishofen. Sarà lui, anni più tardi, una volta definitivamente congedato, a volere il Monumento del Leone in memoria dei compagni deceduti.

Nel 1815, commissiona il memoriale allo scultore danese Bertel Thorvaldsen. Intanto si prodiga a raccogliere il denaro necessario, ma scopre ben presto di non poter far fronte alle richieste dell’artista. Determinato a portare a termine il suo proposito, decide di non dirgli nulla finché almeno il bozzetto non sia pronto.

Quando scopre che non sarà pagato per intero, Thorvaldsen non si tira indietro e finisce il lavoro, consegnando il progetto finito, al quale però ha apportato un’invisibile modifica, la sua personale protesta per l’ingiusto trattamento. La memoria è così salva, ma l’insulto al luogotenente in pensione, senza che nessuno se ne accorga, diventerà eterna.

La “grotta” in cui il leone giace, dalla forma iniziale, ha preso un profilo ben più strano. Eppure nessuno si rende conto di ciò che l’artista ha fatto, finché la scultura non viene realizzata, anni più tardi.

Da allora, il leone accoglie in perenne morte i turisti che vengono ad ammirarlo, estasiati. Quasi nessuno vede l’inganno: la spelonca ha infatti il profilo di un enorme maiale (selvatico), nella cui pancia gonfia sta il monumento!


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Massimo Vella

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Massimo
Appassionato di viaggi, di ciclismo e di fotografia, da sempre viaggiatore per le strade del mondo, è instancabile cercatore di luoghi insoliti, incontaminati dove incontrare e conoscere gli altri popoli e le altre culture.

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