La Madonna gravida

A Santiago de Compostela, all’ombra della maestosa cattedrale che custodisce San Giacomo, agognata meta di infinite schiere di pellegrini, si nascondono mille altri piccoli tesori che spesso sfuggono agli occhi dei visitatori.

Non lontano dall’edificio più sacro della città, si erge uno dei più antichi luoghi di culto, il monasterio de San Pelayo de Antealtares, il primo cenobio sorto a Santiago. Fu dedicato all’eremita che si era raccolto in preghiera nei dintorni di Iria Flavia (l’antica Santiago), condotto un giorno da misteriose luci apparse nel cielo fino a una tomba di marmo che il vescovo aveva poi riconosciuto come la sepoltura dell’apostolo Giacomo.

Dell’antica chiesa che custodì in un primo tempo le reliquie di Santiago, in attesa della costruzione della grandiosa basilica, non rimane più nulla. Oggi il complesso benedettino è un fulgido esempio del barocco ispanico, in pietra chiara e dai ricchi altari d’oro e legno scuro.

Ma conserva ancora l’antico altare che i discepoli di San Giacomo eressero sul suo sepolcro, la “tomba di marmo” scoperta da San Paio (Pelagio).

Su uno degli elaborati altari ligei, un po’ discosta e spesso non notata dai visitatori, c’é poi una curiosa statua della Madonna. Per la precisione è una Virgen de la O, una vergine gravida. Quello della madonna incinta, con il ventre ingrossato, è un’iconografia piuttosto diffusa tra l’Italia, la Francia e la Spagna (soprattutto in Catalogna) e il Portogallo dove, appunto, prende questo epiteto che richiama le litanie recitate in suo onore nella settimana della Natività.

La più famosa di tutte è senz’altro la quattrocentesca “Madonna del parto” di Piero della Francesca, apice di una tradizione che permaneva in toscana fin dal XIV secolo.

La Vergine Gravida di San Pelagio è una delle poche ad essersi salvate dopo che la scure del Concilio di Trento aveva decretato che questo tipo di immagini, come quelle delle Madonne della misericordia o le Madonne del Latte erano da ritenersi “non conformi”.

Un’altra, anch’essa di poco interesse per i più si trova proprio nella Cattedrale di Santiago e sottolinea il particolare rapporto intercorrente tra di essa e l’apostolo.

Ciò che turba dell’immagine del convento di San Pelagio è però la sua possibile origine, spiegata perfino dalla guide turistiche ma a voce non troppo alta, per non turbare la sensibilità delle suore che abitano il convento.

Sembra che l’attuale statua abbia semplicemente sostituito una statua molto più antica, che non era una raffigurazione della Madonna, bensì di una dea pagana, della Grande Madre celtica.

La Vigen della O, se ciò è vero, potrebbe dunque essere l’origine di tutta l’conografia della Madonne partorienti europee. Ben si capisce quale astio debbano aver nutrito nei suoi confronti i porporati conciliari. Destava molta meno preoccupazione l’iconografia alternativa della vergine dal ventra appena accennato sul quale si posava un raggio di luce proveniente dal cielo, un tentativo forse di salvaguardare questea misteriosa immagine accordandola con il mutato sentire del Cattolicesimo tridentino.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Massimo Vella

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
---
FONDATORE DI GRIOTS - STORIE SOTTO I BAOBAB
Francesco on FacebookFrancesco on GoogleFrancesco on LinkedinFrancesco on Twitter
Massimo
Appassionato di viaggi, di ciclismo e di fotografia, da sempre viaggiatore per le strade del mondo, è instancabile cercatore di luoghi insoliti, incontaminati dove incontrare e conoscere gli altri popoli e le altre culture.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*