La visione di mastro Niccolò

Correva l’anno 1120 all’incirca, in quel della Val di Susa. Le grotte presso cui si venerava San Michele, l’arcangelo con la spada, erano ormai meta frequente e i monaci del luogo premevano da tempo affinché se ne facesse un più degno convento, tanto per i confratelli quanto per i forestieri.

Ma l’angustia di quelle rocce irte e pericolose faceva pensare impossibile ogni opera.

Finché non giunsero certi magistri comaschi i quali fecero il prodigio.

La confraternita di silenziosi e meditabondi architetti, carpentieri, muratori, scultori, pittori, scalpellini s’inventò un poderoso bastione aggrappato alla rupe, solidissimo nella sua struttura eppure minaccioso, il quale doveva reggere – pur vuoto – l’intero peso di una nuova e più ampia chiesa, che si sarebbe vista veleggiare sulle brume della valle come la prora di un vascello sopra il mare in tempesta.

Più e più volte la luna s’era accesa e s’era spenta, prima che il sogno diventasse di pietra e mattoni.

Infine, gli esperti costruttori, dei quali si favoleggiavano imprese in mezzo Occidente e più, s’erano armati dei loro strumenti, avevano arruolato garzoni e uomini di fatica e la fabbrica, come un sol corpo s’era mossa.

Lentamente, il bastione si era levato sulle sue fondamenta e reggendosi sulla rupe s’era alzato fino alla sommità, dove tre absidi erano comparse e poi un’intera basilica.

Il tributo all’arcangelo, sul piccolo monte, si era sempre tenuto in quelle grotticelle naturali scovate tanto tempo prima da un qualche eremita. Ma non v’é dubbio che ben prima il santo alato vi avesse preso dimora, forse sotto altre vesti, quelle di Anubi o di Belenos o di un qualche idolo di legno.

Le epoche erano poi cambiate e s’imponeva un nuovo modo di venerarlo e di riceverne la benevolenza, tuttavia, l’antico permaneva e non era certo cosa buona dimenticarsene.

Sicché, giunto il momento, toccò al mastro scultore della confraternita dare un nuovo volto all’arcangelo e ai suoi aiutanti. Ed egli prese ciò che di meglio aveva imparato, dalla terra e dalle stelle. S’era immerso nelle pergamene del piccolo convento per trarne ispirazione e infine aveva concepito, pazientemente, una per una, le sculture dei capitelli, degli architravi e e dei portali.

Ma era in cima allo scalone ricavato nel ventre del bastione che aveva dato il meglio di sé. Laddove i gradini sovrapposti alla roccia, dopo aver reso omaggio ai sepolti nelle nicchie, s’arrestavano, aveva finalmente reso di pietra la sua visione, la visione del cielo, del cosmo, degli eoni e delle schiere angeliche, la visione divina che certamente accoglie chi sale degnamente al Cielo.

Secondo la scienza antica che lo accomunava ai fraticelli del monastero, aveva accomodato le figure, le aveva disposte con giudizio e a ciascuna aveva infuso vita propria, come solo un artista sa fare. Non ancora pago, aveva perfino aggiunto severi moniti a chi attraversava il portale e di tutte le forme aveva graffito i nomi.

Infine, cosa assai strana, Niccolò aveva vergato con mano sicura e in bella vista il proprio. Se sia stato un moto di alterigia, un suggello alla sua propria superbia non si sa. Forse fu quel moto d’animo che l’artista soltanto prova e che gli impone di esser parte della sua opera, affinché lo scultore e il pittore non sano che un segno di scalpello, una traccia di pennello confusi nell’immane lavoro dell’arte di cui sono testimoni.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Massimo Vella

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Massimo
Appassionato di viaggi, di ciclismo e di fotografia, da sempre viaggiatore per le strade del mondo, è instancabile cercatore di luoghi insoliti, incontaminati dove incontrare e conoscere gli altri popoli e le altre culture.

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