Liberty Lady, figlia di San Carlo Borromeo

Era la mattina del 17 giugno 1885 quando l’Isere, nave militare della marina francese, scortata dall’incrociatore USS Flore, entrava nel porto di New York, portando a bordo 300 grandi casse, rigorosamente catalogate, il cui contenuto, assemblato ed eretto sull’isolotto di Bedloe, all’imbocco della baia, avrebbe costituito una statua colossale: la Statua della Libertà.


Come è  fatto questo monumento, forse il più noto al mondo, ma soprattutto cosa c’entra San Carlo Borromeo?
Raccontiamo brevemente la storia.

Fu uno storico francese Edouard  de Laboulaye ad avere l’idea di erigere un grandioso monumento per celebrare l’amicizia tra gli Stati Uniti d’America e la Francia; nel 1874 lo scultore Frederic  Bartholdi, esperto in opere monumentali, cominciò a realizzare l’impresa. Per ispirarsi il Bartholdi venne ad  Arona, dove si trova la statua eretta da G. B. Crespi nel 1697 in onore dell’ aronese San Carlo Borromeo. Le dimensioni del San Carlone  sono gigantesche: 12 metri di piedistallo, 24 metri la statua, il pollice misura 1,4 metri.

Era soprattutto la tecnica costruttiva che interessava al Bartholdi, poiché il Crespi aveva saputo unire solidità, leggerezza ed una esecuzione molto precisa. Nel San Carlone sono infatti combinati tra loro pannelli di rame, di pochi mm. di spessore, martellati su un modello di gesso e assicurati tra loro da ribattini metallici. Una specie di buccia, un involucro vuoto, sorretto all’ interno da una costruzione in laterizio con al centro un vano cavo ove fu ricavata la scala.Bartholdi si impadronì totalmente  di questa tecnologia  e fece eseguire il lavoro dalla fonderia Gaget e Gauthier di Parigi. Rispetto al San Carlone raddoppiò praticamente le dimensioni: 46 metri dalla base alla torcia, 40 metri il basamento, lo spessore della copertura in rame di 2,4 mm.


Pur considerando queste gigantesche dimensioni, lo scultore riuscì ad ottenere un manufatto leggero e relativamente facile da trasportare (300 pezzi da assemblare a New York), ma la statua, o meglio il guscio vuoto, presentava gravi problemi di statica. Infatti il colossale monumento, piantato su un isolotto nel mezzo della baia, sarebbe stato esposto a spaventose sollecitazioni, dovute sia al suo stesso peso (31 tonnellate) ma soprattutto ai violenti venti settentrionali della rada. Il problema fu risolto brillantemente da un ingegnere, esperto in strutture metalliche e grande innovatore nel campo dell’ingegneria civile, che pochi anni dopo sarebbe diventato celeberrimo per aver costruito il simbolo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1890, definito dapprima un orrore di metallo alto 300 metri, ma destinato a essere poi uno dei più famosi monumenti al mondo: la Tour Eiffel. Fu infatti Gustave Eiffel, uomo veramente geniale, che risolse brillantemente il problema strutturale della Statua della Libertà.

Egli scartò l’idea che fu di Crespi per il San Carlone del pilone centrale in muratura, per nulla flessibile e troppo pesante. Preferì una struttura reticolare, elastica, con travi di metallo e nastri metallici che, pur assicurando un buon sostegno, permettono piccoli spostamenti per compensare le dilatazione termiche. Un vero capolavoro di ingegneria che da quasi un secolo e mezzo resiste a uragani, bufere, differenze termiche estreme e milioni di visitatori.
Ma il San Carlone non è  l’unico legame tra il Borromeo e la Liberty Lady.
Il Duomo di Milano è  per definizione la chiesa di San Carlo Borromeo: ne fu il grande propugnatore e le sue spoglie sono custodite nella cripta. Proprio sulla facciata del Duomo, sopra il portone centrale della basilica meneghina, sul lato sinistro del balcone, c’è  una singolare statua. Fu ideata e fatta dallo scultore Camillo Pacetti e si chiama “La Legge Nuova”.

Fu posta sulla facciata del Duomo nel 1810, cioè  24 anni prima che nascesse Bartholdy. La somiglianza tra l’opera del Pacetti e quella grandiosa del francese è straordinaria: il braccio destro è  alzato e regge una torcia, la testa ha una corona di raggi, la posizione del corpo è praticamente uguale. Da notare che a destra del balcone c’è  un’altra statua, sempre del Pacetti, che rappresenta “La Legge Vecchia”; ebbene con la sua mano sinistra regge una tavola, proprio come la Statua della Libertà che porta nella sinistra la tavola con la data dell’indipendenza degli Stati Uniti. Le due sculture combinate formano in modo impressionante proprio la copia della Statua della Libertà .
In definitiva, senza il San Carlone e le statue del Duomo, la Lady Liberty sarebbe mai nata?


Testo di Pietro Teruggi

Fotografie di Yuri Minghini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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