MONT SAINT MICHEL: IL “SEPOLCRO” DI BELENOS

Luogo d’incanto e di misteri, il monte-isola dedicato a San Michele, in Bretagna, è un’irresistibile polo d’attrazione per centinaia di turisti ogni anno. La roccia di granito che svetta nella foce paludosa del Couesnon emoziona, stupisce, meraviglia, soprattutto quando le abbondanti maree locali trasformano l’abbazia-fortezza in un’isola.

In origine era un collina che emergeva dalla tenebrosa foresta di Scissy, dove i Druidi raccoglievano le loro preziose erbe e celebravano i riti del sole e della luna. I Romani lo chiamavano Mons Beleni o Tumba Beleni, tomba di Beleno. Ma non bisogna farsi trarre in inganno… “tumbe” non ha il significato di sepolcro, bensì di altura, tumulo.

Era un dunque un luogo dove si adorava il sole apollineo, i suoi movimenti, il suo peregrinare fra il giorno e la notte e il suo eterno errare fra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Nel VIII secolo il vescovo Auberto, continuamente sollecitato in sogno, si dice, dall’arcangelo Michele, salì fino alla sommità del tumulo, presso una piccola grotta, poco più che un riparo, che contrassegnava il luogo sacro al dio celtico. La grotta, trasformata in cappella e denominata “Notre Dame Sous Terre” (Nostra Signora sotterranea) esiste ancora al di sotto dell’attuale chiesa abbaziale. Il monte, invece, fu dedicato da Auberto al vate cristiano che l’aveva guidato fin lì.

Nella leggendaria reticenza del prelato a compiere il pericoloso viaggio, ricavandone un buco sulla testa causato da un dito dell’Arcangelo, la storia racconta la difficoltà e i risvolti violenti del periodo in cui l’antico signore celtico fu rivestito di nuovi abiti cristiani.

Agghindato con la spada e avendo posto il drago-paganesimo sotto i suoi piedi, il vecchio-nuovo santo avrebbe presto visto nascere una fiorente istituzione monastica intorno a sé. La sua ascesa era cominciata, pare, nel V secolo con la sua “apparizione” sul monte pugliese che porta il suo nome.

La tradizione monastica gli aveva poi assegnato sul Pirchiriano, all’imbocco della Valsusa, il poderoso complesso della Sacra di San Michele. Infine Auberto l’aveva definitivamente consacrato come eroe cristiano. Più tardi, i monaci di Mont Saint Michel si erano spostati in Cornovaglia e avevano fondato il gemello, Saint Michael’s Mount, di nuovo in seguito a portentose apparizioni.

Si dice che tutti questi luoghi siano collegati, in modo misterioso, da una “linea” invisibile – linea retta soltanto sulle carte, a causa delle deformazioni indotte dai diversi metodi di proiezione del solido terrestre su una superficie piana – e che li attraversa tutti. Di certo sono legati dal “filo della veste” o forse dall’asta della lancia dell’Arcangelo, simbolo del rinnovato sentire che coinvolse quell’epoca e che culminò con la sua adozione quale protettore del potere e delle dinastie regali dei Longobardi.

Intanto a Mont Saint Michel, ribattezzato Mont-Saint-Michel-au-péril-de-la-Mer, il primo oratorio veniva sostituito da un cenobio, che nell’anno Mille era già in decadenza. Il duca Riccardo I ne era rimasto disgustato e intercedendo presso il papa, aveva ottenuto la rimozione dei monaci oziosi e la loro sostituzione con un nuovo gruppo proveniente da Fontenelle sotto la guida di Guglielmo da Volpiano, che progettò ed eresse la nuova e svettante abbazia.

Considerato l’iniziatore dello stile romanico, avendo adottato per primo l’arco a tutto sesto che ne sarebbe poi divenuto il cardine, il monaco Guglielmo non solo edificò la nuova istituzione, ma riorganizzò interamente anche la vita monastica di Mont Saint Michel, facendola diventare il centro di un importantissimo pellegrinaggio, il cui prestigio sarebbe rimasto per molti secoli immutato.

Nel corso della guerra dei Cent’Anni fra Inghilterra e Francia gli abati decisero di fortificare il monastero e l’isola di Mont Saint Michel con mura e torri. Periodi di decadenza si alternarono ad epoche di fioritura. Oggi è una blasonata meta turistica.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Carlo Lanza

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Carlo
Sportivo, appassionato di viaggi e di fotografia, ha una predilezione per la ritrattistica e il reportage culturale quanto naturalistico. Viaggia per conoscere e per scoprire.
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