Sainte Baume: la grotta di Maddalena

Ogni volta, tornandoci lo spirito si risolleva e il corpo si rigenera. Lassù, alle pendici del Massif della Sainte Baume, si apre una grotta misteriosa, umida e in cui il sole non penetra mai. Qui la tradizione racconta che Maria Maddalena, giunta in Provenza dalla Palestina, si sarebbe raccolta in preghiera, rimanendovi per almeno trent’anni. Scalzando, per intervento dell’arcangelo Michele, il temibile drago che occupava la spelonca, ne aveva preso il posto e qui, sette volte al giorno gli angeli la sollevavano fino al cielo.

L’ultimo giorno della sua vita era scesa fino a Saint Maximin, per trapassare fra le braccia del Santo Vescovo, il quale ne aveva poi tumulate le spoglie nell’oratorio che, oggi, è la cripta della grande basilica.

Qui la leggenda termina e cominciano le meraviglie. La prima è l’acqua pura che sgorga nel punto più scuro e profondo della caverna da ben 80 milioni di anni – e che ha visto crescere e verdeggiare la foresta primordiale che circonda il massiccio – e quell’altra che, si dice, guarisce la vista e gli occhi.

E poi c’è l’unica porzione asciutta dell’antro, dove pare che la santa si coricasse: non viene mai e poi mai raggiunta dall’acqua che, invece, stilla copiosa in tutto il resto dell’ambiente.

Si raggiunge solo a piedi, la Sainte Baume, lungo una comoda strada che una volta era un sentiero. Sette “oratori” la punteggiano e un’altra fonte ristoratrice. Si chiama “cammino reale” ed è il percorso seguito dai compagnons francesi, i “costruttori di cattedrali” che qui avevano il loro più importante centro.

Si racconta che sia stato il mitico fondatore, maitre Jacques, a scegliere un simile luogo. Qui gli apprendisti, qualora scelti per intraprendere la strada formativa del compagnon, iniziavano il loro “gran tour” che li avrebbe condotti, di cantiere in cantiere fino al perfezionamento. Era un momento di massima importanza. Trascorrevano l’intera notte nella grotta e al mattino ricevevano il “nastrino” sul quale luccicava l’ambito di mestiere cui erano destinati. Poi scendevano a rendere omaggio a Maddalena, alle sue reliquie e partivano. Sarebbero tornati soltanto molti, molti anni dopo e avrebbero compiuto gli stessi gesti in segno di ringraziamento.

Molti grandi personaggi del passato vennero alla Sainte Baume. Petrarca vi tornò almen o tre volte e compose un’ode in onore di questo luogo. Fu Carlo II d’Angiò invece a promuovere la costruzione della grande basilica di Saint Maximin, poi diventata uno dei mausolei della casata. Tra le sue mura e ben celate sotto i pavimenti moderni, riposano ancora le spoglie di uomini illustri, nobili e di tanti compagnons.

Chi sia la Maddalena della Sainte Baume è il più grande mistero. Forse è davvero quella dei vangeli. Ma Virgilio cita nell’Eneide una “sacerdotessa” massiliena (l’antico nome di Marsiglia era Massalia) che ammansiva i draghi con latte e miele. E più tardi Plutarco l’avrebbe descritta con tunica viola e un bastone decorato con nastrini, in raccoglimento presso la Sainte Baume durante l’epica battaglia di Caio Mario contro i Cimmeri.

Baume in francese è il nome proprio di questa grotta, poi passato a indicare tutte le grotte e italianizzato in “balma”. Ma significa anche “balsamo” e allude chiaramente a quello che la santa dai lunghi capelli portava con sé al mattino del terzo giorno mentre si recava al sepolcro, o forse al sangue che la santa avrebbe raccolto dalle membra di cristo morente. Così, la grotta e il “balsamo” taumaturgico sono la stessa cosa…è forse questo il vero Santo Graal?


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Francesco Teruggi e Pietro Teruggi

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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