San Lorenzo al Seccio

Fuggì Pascenzio da Novara, al divampare della furia di Diosedro e di Euticherio. Dove rifugiarsi? Guidato dalla provvidenza un suo predecessore vescovo, Agabio, aveva consacrato la graziosa chiesa di Boccioleto, placidamente avvolta dai monti di Valsesia e rischiarata dalle acque frizzanti del Cavaione in amor con la Sermenza.

Era quello un nascondiglio certo e ben protetto. Ma quivi giunto, non si sentì del tutto sicuro e preferì inerpicarsi fino al sommo dell’angusta valle, ai prati del Seccio, ritirandosi in quiete e raccoglimento presso i poveri alpigiani.

Così, almeno, raccontano le leggende di quei pascoli, a 1300 metri di altezza, fra i quali s’innalza un oratorio i cui affreschi sono un piccolo capolavoro d’arte.

Le origini documentarie sono assai più tarde delle leggende. Come recita la dedicazione dipinta tra le figure di Santa Apollonia e San Lazzaro: “Consecrata li 24 aprile 1446 | Ristaurata con oblazione 1870”.

È purtroppo una maldestra esecuzione ottocentesca, un primo tentativo di restauro che nascose l’iscrizione originale: “MCCCCXXXXVI die XXIIII mensis aprilis ista ecclesia fuit consecrata sub vocabulo Sacti Laurentii Deo Gratias”, cui seguivano le parole: “Ego Johannes Andreas pinxi”, fortunatamente trascritte e che rivelano il nome del misterioso e mai individuato autore degli affreschi.

Chi fosse non si sa. Certo è che, forse artista locale formatosi alla scuola lombarda, si ispirò alla tradizione gotica europea.

La prima menzione scritta dell’alpeggio risale a poco prima, il 1420, con il nome di “Comune Secij”. Seccio infatti non era soltanto un pascolo estivo e temporaneo. Fin dal tempo della sua comparsa nella storia, era un vero e proprio centro abitato, che presto sarebbe stato dotato pure di una scuola.

Nella piccola parrocchia dedicata al diacono Lorenzo si celebravano senz’altro tutti i riti della comunità, battesimi, comunioni, cresime e matrimoni. Fu proprio un novello sposo, tale Francesco a lasciare ai posteri, graffiandolo sul mantello della vergine, il ricordo del giorno più bello della sua vita: “francescho à sposato tredezina 1544 die 20 Ianrii”.

I santi della montagna e della Religione ritratti sulle pareti in tinte calde, ben ordinati nei loro riquadri, insieme al Pantocrator attorniato dai quattro “animali” vangelici, l’Annunciazione, le Storie di San Lorenzo, devono averne viste tante.

Poi l’alpeggio, raggiungibile soltanto a piedi, ha cominciato a spopolarsi. Oggi, delle sue piccole glorie passate rimane solo il silenzio e quell’oratorio, adagiato fra le balze con i suoi affreschi.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Pietro Teruggi

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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