Il frate Boietti, che divenne un condottiero di Maometto (1)

In questa casa
Nacque il 2 giugno 1743
GIOVANNI BATTISTA BOETTI
Che sotto il nome di
Profeta Mansur
Sceik Ochan Oolo
Alla testa di ottantamila uomini
Conquistò l’Armenia e la Georgia
Il Kurdistan e la Circassia
E vi regno’ sei anni
Qual sovrano assoluto.
Morì  nel 1798.

Si può vedere questa inusuale targa sul muro di una vecchia dimora di Piazzano, frazione di Camino nel Monferrato, casa natale di tal G. B. Boetti, personaggio misconosciuto ma che ebbe in realtà una vita talmente avventurosa da rasentare l’incredibile, e la cui straordinaria esistenza, tanto strana che pare vissuta da più personaggi e non da un solo uomo, fu narrata in un libretto anonimo di 57 pagine, redatto in pessimo francese, senza titolo e firma, comunemente conosciuto come “La Relazione” e conservato nell’Archivio di Stato di Torino. Altri in seguito scrissero di questo mirabolante  personaggio fino ad arrivare alla nostra contemporanea Serena Vitale, che su Boetti scrisse le 400 pagine del suo “L’imbroglio del turbante” e vinse il premio Grinzane Cavour.

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Avventuriero, viaggiatore instancabile, frate, missionario, brigante, spia, medico, fondatore di religione, condottiero di eserciti e tanto altro ancora, G. B. Boetti nacque nella piccola località  del Piemonte lo stesso giorno (e forse la stessa ora) in cui, all’altro estremo dell’Italia, a Palermo, vedeva la luce il conte Alessandro Balsamo, noto come Cagliostro, avventuriero ben più famoso del nostro dimenticato Boetti: ironia della sorte, veramente gemelli per nascita e per il tipo di vita vissuta.
Era domenica 2 giugno 1743.

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Nel piccolo paese del Monferrato nasce dunque  G. B. Boetti, figlio del notaio del luogo. Ribelle e scapestrato, in cattivi rapporti con il padre e la matrigna, fugge di casa a 18 anni e si arruola a Milano, ma la disciplina militare non fa per lui. Si congeda dall’esercito e comincia a viaggiare per l’Europa, lasciando dietro di sé  un paio di figli e molte avventure (compresa la prigione) finché  a 20 anni viene colpito da una violenta crisi religiosa, studia filosofia e teologia, pronuncia i voti e trascorre 5 anni a Ferrara  in un convento di Domenicani. Il suo fervore religioso è  tale che ottiene di partire come missionario per Mosul (oggi in Iraq). Il viaggio è un susseguirsi di peripezie, ma finalmente, dopo alcuni mesi dalla partenza da Venezia, arriva a destinazione e comincia la sua opera di evangelizzazione. Come predicatore ottiene grande successo, studia l’arabo  e passa di avventura in avventura. Tra le tante tramandateci ne citiamo almeno una: il governatore di una città lo prende per medico, lo porta a palazzo per guarire la figlia, che in effetti guarisce ma si innamora del giovane e bell’europeo. Il Boetti rifiuta il matrimonio e il visir  lo imprigiona; finge allora di convertirsi ma è solo una finzione per scappare; dopo 3 giorni giunge  sulle rive di un ruscello dove si fa un bagno, ma alcune fanciulle gli rubano i vestiti e il frate le insegue nudo, suscitando grande scandalo in città  e rimediando una sonora bastonata  collettiva.

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E così via di episodio in episodio sembra di leggere “Le mille e una notte“. Ne combina veramente di tutti i colori, finché  iene accusato di aver resa madre una nobile fanciulla di Mosul. Il pascià lo bandisce e i Domenicani lo richiamano a Roma. Il Boetti torna in Italia per discolparsi alla Propaganda Fide. Non c’è nessun provvedimento e allora riparte di nuovo per Mosul, ma viene a sapere che il pascià lo aspetta per metterlo a morte. Non è facile seguire tutti i suoi spostamenti in Oriente e le innumerevoli avventure degli anni seguenti: esercita l’arte medica per due anni a Costantinopoli, a Damasco viene accusato di essere una spia al soldo dei Russi, diventa l’amante della moglie di un ciambellano e così via. Ritornato di nuovo in  Europa, chiede di essere secolarizzato, ma non lo ottiene. Dopo un periodo trascorso nel convento di Trino Vercellese dove lavora per “importanti cose di stato” per la Corte Sabauda, ricomincia a viaggiare per l’oriente, forse con l’incarico di spia per i Savoia o i Francesi. E per il nostro frate, spia, medico, seduttore ecc. comincia la parte più spettacolare e incredibile della sua vita avventurosa: crea una nuova religione, raduna un grande esercito, si impadronisce di un impero… e molto altro.
Tutto questo ve lo racconterò nel prossimo articolo.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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