Il frate Boietti, che divenne un condottiero di Maometto (2)

Giovan Battista Boetti, il frate piemontese protagonista del nostro precedente articolo, lo troviamo dunque di nuovo instancabile in viaggio. Siamo nella seconda metà del 1700 e il Boetti, dopo aver girovagato per l’est Europa e il Medio Oriente, si ferma ad Amadia  nel Kurdistan, dove si inventa predicatore di una nuova religione, nella quale mescola cristianesimo, islamismo ed ebraismo, proponendosi così di fondere le tre grandi religioni monoteiste, eliminando sacerdoti, dogmi, peccati, ramadan, circoncisioni, ecc. Riassume in 24 punti questo suo credo religioso che è divertente leggere e di cui riportiamo, come esempio, alcuni dei “comandamenti” più strampalati:
5   – È  un crimine vergognoso pregare e ringraziare l’Onnipotente.
11 – La fornicazione  non può  essere per forza considerata un peccato.
13 – L’incesto è  una cosa naturale e non può  essere peccato.
15 – Il battesimo e la circoncisione  sono due cerimonie ridicole.
17 – Il papa ed il mufti  sono degli impostati.
18 – È  lecito uccidere sé  stessi in determinate occasioni.
22 – Una ragazza non maritata può fare ciò che vuole del proprio corpo, giacché ne è  l’unica
padrona.

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Impressiona la gente maneggiando tizzoni ardenti o cavando monete dalle orecchie (da vero prestigiatore) e intanto proclama la guerra santa contro Costantinopoli, ove deve insediarsi un imperatore devoto alla nuova fede (cioè  lui stesso). Raccoglie un primo gruppo di 97  seguaci fanatici, con quali comincia ad assalire e depredare  i villaggi vicini, sconfigge  i signorotti  locali, fa ricchi bottini, e così le sue truppe continuano a crescere di numero. Le vittorie gli valgono l’appellativo di Al Mansur (Il Vittorioso) e con 8000 uomini conquista  la Georgia. Assume anche il nome di Sheik Ochan Oolo (come abbiamo visto che è  ricordato sulla targa nella casa natale di Piazzano di Camino nel Monferrato) e, forte ormai di un esercito di 30.000 uomini, minaccia di marciare addirittura su Istanbul. Il sultano ottomano Selim lll si spaventa e gli manda in dono una cifra enorme purché stia lontano dalla città. Al Mansur  è  diventato ormai un personaggio che sa di leggenda, ed in effetti non si capisce più dove finisca la realtà  e cominci il mito del frate piemontese che si trasforma in condottiero e conquistatore di imperi. Nella  “Relazione”, il libretto in francese che pare sia la sua autobiografia pur descrivendosi in terza persona, Al Mansur  è presentato come un uomo dal portamento maestoso, di aspetto nobile e piacente, infaticabile e scrupoloso; con straordinario sangue freddo sa commettere, senza scomporsi, le più buone e le più malvagie azioni:  uccide di sua mano due soldati che non pregano come lui vuole  e impala un ambasciatore turco.

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Frattanto la Russia accorre in aiuto dell’ alleata Georgia  e Al Mansur per sei anni li impegna in una estenuante guerriglia. La fama delle imprese del profeta giunge fino in Europa. Si favoleggia sulla sua vera identità: un monaco tibetano, un bramino indù, un soldato piemontese disertore, un pastore del Caucaso oppure un frate domenicano. Ci vuole alla fine il principe Potemkin (quello da cui prese il nome la famosa corazzata e anche il film che nel “secondo tragico Fantozzi”  Paolo Villaggio definì una cagata  pazzesca), perché  Al Mansur  si arrenda  nel 1791. Condotto al cospetto della zarina Caterina ll, evita  di essere giustiziato, anzi  l’imperatrice, affascinata dal bel rivoluzionario, ordina che  “sia custodito con diligenza e buon trattamento senza strapazzo“.
Trascorre i suoi ultimi sette anni in un monastero sull’ isola di Solovetsky nel Mar Bianco. Poco prima della morte, nel 1798 scrive un’ultima lettera alla famiglia dove chiede perdono ai familiari per i dispiaceri procurati e si raccomanda alle loro preghiere.

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Ma chi fu veramente il frate Boetti del Monferrato? Secondo alcuni storici fu soprattutto una spia al soldo dei Savoia, poi dei Francesi, poi dei Russi e infine dei Turchi. Secondo la scrittrice Serena Vitale ci furono in quell’epoca ben 3 Al Mansur condottieri e rivoluzionari, e  il Boetti fu uno dei tre.
Quando la Cecenia proclamò l’indipendenza nel 1991 la statua di Lenin sulla piazza principale della capitale Grozny fu sostituita con quella di Al Mansur, l’eroe nazionale. È il lui il nostro G.B.Boetti? I Ceceni naturalmente lo negano, perché il loro orgoglio non potrà mai ammettere che l’eroe nazionale sia stato un monaco cristiano, spia e avventuriero.
Nel 1998 si celebrarono a Camino i 200  anni dalla morte di Giovan Battista Boetti. Vennero invitate anche le autorità cecene, ma la loro risposta fu che identificare il Boetti con il loro eroe Al Mansur sarebbe stato come sostenere che Garibaldi fosse un pastore del Caucaso!
Il mistero di questo Bin Laden del  ‘700 (come lo ha definito lo storico Sergio Romano) permane.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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