Il samurai dei manga: cowboy, cavaliere, gladiatore e Jedi di Guerre Stellari

I manga nipponici e la loro evoluzione animata, gli “anime” sono senz’altro una tra le manifestazioni culturali giapponesi che ha avuto più fortuna anche fuori dal paese. Se l’origine di questo tipo espressivo pare essere molto antica, più dibattuto è il senso moderno della sua irresistibile fama.

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Pare che l’antenato dei manga sia un prezioso insieme di quattro rotoli istoriati noto come Choju Giga, realizzati tra il XII e il XIII secolo dal leggendario artista Toba Sojo, noto anche come Kakuju, dietro al quale si nasconderebbero però diversi artisti, come sembra indicare il sovrapporsi e avvicendarsi di stili diversi nei disegni. Anche sul tema che le serie rappresentano c’é incertezza. Gli animali antropomorfizzati in atteggiamenti goliardici richiamano intenti satirici, umoristici e di evasione, ma altri elementi richiamano, forse, una qualche cerimonia, celebrazione o rito.

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A favore dell’interpretazione simbolica dei rotoli c’é la tradizione giapponese stessa che, almeno per altri cinque secoli avrebbe accettato, come uniche forme di lavoro visuale, gli ehon (libri dipinti o di storie illustrate) e gli Ukiyoe da essi derivati, stampe realizzate con blocchi di legno, diffusissime soprattutto a partire dal XVII secolo. I temi trattati avevano, appunto, carattere dottrinale, spirituale ed etico ed si ispiravano tanto alla dottrina buddhista quanto al “codice d’onore dei samurai”, il Bushido.

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Il contatto con l’occidente e le modificazioni sociali che ne derivarono finirono per far accantonare almeno parzialmente le questioni più elevate a favore della “satira” e dello svago, dell’intrattenimento. È proprio il più celebre autore nipponico di fine XVIII secolo di questo nuovo genere di Ukiyoe, pare, ad aver coniato il termine “Manga”.

Con la Seconda Guerra mondiale, le bombe atomiche, le sofferenze e le distruzioni, il profondo senso nazionalistico del paese parve vacillare. La ricerca di una nuova identità spinse i giapponesi a rivolgersi ad Occidente, per abbracciarne valori e principi nella speranza di ritrovare una nuova coesione sociale.

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Il samurai quale modello di virtù, rigore morale e coraggio, sembrava ormai anacronistico. Ma offriva, attraverso i manga, un efficace ristoro ai nuovi ritmi di vita e lavoro. Lentamente il valoroso guerriero si è così trasformato nella sua variante letteraria, leggendaria, romantica e nostalgica.

Oggi il samurai è “il cowboy, il cavaliere, il gladiatore e lo Jedi di Guerre Stellari mescolati insieme”, il richiamo del passato, delle radici e delle origini attraverso il quale il Giappone riafferma la sua individualità nazionale.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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