La regina Villa (3). Estate 962: assedio all’Isola di San Giulio

È una calda estate  di 1000 anni fa, il mese di giugno del 962 d.C .
Ottone I  di Sassonia, Imperatore del Sacro Romano Impero, erede  del grande Carlo Magno, fondatore di un impero che dominerà l’Europa centrale per oltre otto secoli, giunge sulle rive meridionali del lago di San Giulio, che oggi chiamiamo lago d’ Orta. È stato a Roma, dove il papa lo ha incoronato  imperatore, poi a Pavia,capitale del regno d’Italia, ove ha deposto Villa e Berengario II, ed ora, transitando da Novara e Gozzano, si appresta a chiudere definitivamente la partita con la tenace e testarda Villa.

talliniortag6 Ci piace immaginarlo mentre sale al colle ove si erge la torre di Buccione, fortezza di epoca longobarda, ma forse già esistente in epoca romana. Da lassù, allora come oggi, si gode la splendida vista della regione del Cusio. Ottone osserva il lago – probabilmente di livello più alto di oggi di qualche metro – circondato da fitti boschi e qualche pascolo, rare e misere casupole abitate da contadini e boscaioli. Due piccole torri caratterizzano l’abitato di Pella e vicino, nella piana di Lagna, l’imperatore stabilisce il quartiere generale del’esercito. Sull’altra sponda del lago si trova la “villa quae dicitur Horta“. Il termine villa indicava allora una grande fattoria autosufficiente, che nel nostro caso comprendeva tutto il promontorio, con pascoli e vigneti che si estendevano fino al sommo della selva di San Nicolao, dove oggi ci sono le cappelle del Sacro  Monte. In mezzo al lago l’isola di San Giulio, aspra e rocciosa, abitata fin dal Neolitico e divenuta in epoca longobarda importante luogo fortificato a difesa della via Francisca, la grande  strada che univa il nord con Pavia e che correva sulle colline sopra Horta.
Sull’isola si era asserragliata la Regina Villa già all’epoca del primo assedio nel  957 e in seguito, Villa aveva provveduto a munirla ulteriormente costruendo, attorno al torrione rotondo posto sulla sommità rocciosa, un muraglione  detto appunto  “Muro della Regina”, i cui resti si potevano ancora vedere secoli dopo questi fatti.

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Nel  962 Villa si rinserra dunque sull’isola con il tesoro reale e le truppe della marca di Ivrea al comando di Roberto da Volpiano. Dirimpetto, nella piana di Lagna, si posiziona  l’esercito  imperiale. Questo esercito, come di norma nel MedioEvo, era in realtà un’accozzaglia di persone molto diverse per lingua, cultura e nazionalità, ognuno riunito sotto le insegne del proprio signore, a cavallo o a piedi, spesso armati solo di bastoni o poco più. Erano accompagnati da mogli, concubine, prostitute, bambini, servi, preti, mercanti e ogni genere di trafficoni e avventurieri; tutti si nutrivano a spese dei territori attraversati, con metodi  e mezzi che ben possiamo immaginare. I Signori avevano poi le loro esigenze e consuetudini, quale, ad esempio, la tradizione di riportare in patria i resti dei propri cari o degli amici deceduti per darne onorata sepoltura: a tal fine si narra di un nobile che si portava appresso una grande pentola ove faceva bollire i cadaveri e poi li spolpava  per poterne mandare le ossa in Germania!

talliniortag4Inizia l’assedio all’ isola: ma le barche per portare i soldati sotto il Muro della Regina sono poche e bisogna costruirne altre. Occorre tempo e allora l’imperatore approfitta di queste lungaggini per portarsi sul lago Maggiore, a Maccagno (oggi frazione del comune di Veddasca, in provincia di Varese). Si narra che la traversata del Verbano fu molto tormentata, la barca dell’ augusto sovrano fu sorpresa da una tempesta e furono i maccagnesi a salvare la vita del’imperatore. Non solo per questo motivo, ma soprattutto perché il soggiorno fu particolarmente  piacevole, alla località  fu concesso un diploma che la definì “curtis  imperialis”, autonoma e sovrana, dipendente direttamente dal’Imperatore come suo feudo e concessa poi ai conti Mandello, che avevano un palazzo nella parte alta del paese, ove lo ospitarono.
Ma cosa ci fa sul Verbano l’Imperatore, mentre il suo esercito è  impegnato sull’altro lago?
Ve lo racconterò la prossima volta.


Ringraziamo per i contenuti fotografici l’amico Valerio Tallini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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