La regina Villa (4). Estate del 962: la resa della regina

Abbiamo lasciato l’imperatore Ottone a Maccagno, sulla sponda orientale del lago Maggiore, mentre il suo esercito sta assediano la regina Villa, rinchiusa nell’ isola di San Giulio sul lago d’Orta. Il castello di Maccagno, con quelli di Cannero e di Bellinzona, costituisce un forte sistema di difesa per la grande via di comunicazione tra il nord Europa e l’Italia. Sono due le principali strade che in quel periodo collegano le terre di Germania alla pianura padana: la valle dell’Isarco  con il passo del Brennero ad est e la valle del Ticino con il passo di Lucomagno ad ovest. Ottone, durante il suo soggiorno a Maccagno, intende appunto controllare l’agibilità di questa via e le sue fortificazioni.

talliniortag3Ma torniamo al teatro principale del nostro racconto: l’isola di San Giulio sul lago d’Orta. Qui è assediata la regina Villa ed ha un manipolo di soldati comandati da Roberto da Volpiano, che ha  con sé  la moglie Perizia, incinta all’ ultimo mese, e tre figli piccoli. Villa ha il tesoro reale, ma da mesi non ha più notizie del marito Berengario, anche lui sotto assedio da un altro esercito tedesco nella lontana fortezza di San Leo in Romagna. Di fronte ha l’esercito imperiale, comandato da Burcardo  di Svevia, e che ha al suo seguito Liutprando da Pavia.Costui, fedelissimo a Ottone e suo ottimo consigliere, ha la missione di condurre le trattative con la regina, usando i canonici di San Giulio come intermediari: essi se ne vanno avanti e indietro tra l’isola e Lagna  o Orta, con la scusa delle pratiche religiose, e cercano un accordo tra l’odiatissima Villa e il favorito Ottone, sperando di trarre vantaggi dalla situazione, come infatti avverrà. L’esercito tedesco rinnova giornalmente gli attacchi all’isola, ma non ottiene grandi risultati; neppure Villa può sperare di resistere a lungo, perché nessuno può  venire in soccorso. Insomma un accordo conviene a tutti.

talliniortag1E così  alla fine di quell’ estate del 962 Liutprando può recarsi a Maccagno per recare la notizia che la regina accettava le clausole del trattato di resa. Ottone dà  una grande festa di addio nella casa-forte dei Signori Mandello e il mattino dopo all’alba l’imperatore e la corte si imbarcano per attraversare il Verbano. La flotta costeggia gli scogli di Cannero, passa davanti alla Pieve di Intra, dove incontra la flottiglia dei signori Da Castello, sfiora le foci dei due torrenti San Giovanni e San Bernardino che danno il nome al villaggio (intra flumina). Ottone è  colpito dall’abbondanza di acque che hanno permesso la costruzione lungo i  due fiumi di mulini per macinare segale, miglio e frumento coltivato in zona, e dalle grandi vasche per macerare  la canapa. Altra grande ricchezza arriva dai boschi alle spalle del lago (oggi è  la Valgrande), ricchissimi di legname che, abbattuto in valle, trasportato dai torrenti, arriva a riva dove viene segato, legato e gettato nel lago e mandato lungo il Ticino fino a Pavia e al Po. Terra ricca, che meraviglia l’imperatore. La corte sbarca a mezzodì davanti alla Pieve di Pallanza, sull’isolotto allora chiamato di S.Angelo (da una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo), oggi Isolino  di San Giovanni. Dopo essersi rifocillati, la moglie di Ottone, la pia Adelaide, vuole recarsi a pregare nella bella chiesa triabsidale di Mont’Orfano, dedicata a San Giovanni. L’imperatore ne approfitta per ispezionare la fortificazione che i Da Castello avevano eretto in quel luogo a difesa della gente del posto. Scesi a Gravellona a cavallo, i reali si imbarcano ad Omegna per raggiungere Orta. Secondo un’altra tradizione, la corte sarebbe salita da Pallanza  verso il Vergante e da Colazza, grazie ad una strada, oggi ridotta a sentiero ma ancora percorribile, di epoca romana, avrebbe scollinato per scendere al Cusio. A noi piace immaginare la regina in preghiera nella bellissima chiesa di Mont’Orfano e optiamo  per la prima versione.

talliniortag2Il giorno dopo, nella casa-forte di Orta, si definisce la resa di Villa. La regina, con due ancelle e uno scudiero, lascia l’isola e sbarca a Buccione. Ha con sé  il tesoro reale e va a raggiungere il marito a San Leo. Qui saranno catturati dai tedeschi e due anni dopo condotti prigionieri a Bamberga. Nel 966 muore il marito Berengario e Villa prende i voti e si ritira in convento.
Non si conosce la data della  sua morte.
Questa è  la storia della nostra ultima regina: mille anni dopo arriveranno i Savoia.
Ma il nostro racconto non finisce qui. Mentre la fiera e audace Villa subisce l’assedio, nasce sull’isola chi diventerà  una delle più  grandi figure del Medioevo .
Sarà  il protagonista della nostra prossima narrazione.


Ringraziamo per i contenuti fotografici l’amico Valerio Tallini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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