La regina Villa (5). Guglielmo: il monaco europeo

Lo stesso Imperatore Ottone sollevò il neonato con la mano destra e gli diede il nome  di Guglielmo, mentre la regina sua moglie lo accolse al fonte battesimale“.
Così scrisse 1000 anni fa il monaco Rodolfo il Glabro.
È  la fine del’estate del 962 sul lago d’Orta. Il fondatore del Sacro Romano Impero Ottone I ha appena espugnato l’isola di San Giulio, scacciandone l’ultima regina d’Italia, Villa. Comandava la guarnigione  dell’isola Roberto da Volpiano, la cui moglie Perinzia, durante l’assedio, aveva partorito il quarto figlio maschio, Guglielmo: proprio quel bambino che l’imperatore ha portato al fonte battesimaledandogli anche il nome del suo figlio prediletto. Ottone, anziché sterminare i nemici, preferisce magnanimità per apparire non come conquistatore ma liberatore dell’Italia  dalla odiata Villa.

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Guglielmo, all’età di 7 anni, entra nel monastero di Santa Maria di Lucedio ove rimane 14 anni, in posizioni sempre più rilevanti. Ha qui l’opportunità di conoscere Maiolo, famoso abate di Cluny, la cui memoria é ancora particolarmente viva nel novarese: San Maiolo ricorre con il suo nome in chiese, cascinali, parrocchie (Veveri, Gargallo  e altre località).
Guglielmo rimane alcuni anni a Cluny salendo rapidamente tutti i gradini dell’ordine monastico.
Divenuto abate di Digione, progetta la ricostruzione della chiesa di San Benigno, grandiosa struttura romanica consistente in una chiesa sotterranea intorno al sarcofago del santo, una chiesa a piano terra per il culto e una rotonda, del diametro di 17 metri, su tre livelli nel posto dell’abside che collega i due. Di questa straordinaria struttura oggi restano poche tracce.

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In Francia  è  anche il costruttore dell’abbazia di Mont -Saint-Michel, disegnando personalmente la chiesa in stile romanico.
Ma il suo capolavoro religioso e politico rimane la fondazione del monastero di Fruttuaria nel Canavese, anche se oggi della chiesa romanica presente nell’abbazia rimane solo la torre campanaria. Nel momento di massimo splendore, questa abbazia arriva a possedere 200 chiese in Italia e 30 in Germania e Austria e gli abati governano direttamente le terre degli attuali comuni di San Benigno, Montanaro, Lombardore e Filetto. Fruttuaria rappresenta in quegli anni un polo di cultura e civiltà, paragonabile solo a Cluny in Francia.

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Guglielmo da Volpiano  è  detto da molti studiosi un “monaco europeo”, poiché  nella creatività  del suo lavoro e nel suo genio artistico e musicale si raccolgono le tradizioni  culturali e sociali dell’Europa dei suoi tempi. Costruttore di chiese e comunità materiali e spirituali, è  polo di riferimento per la società  dell’anno mille. È  un uomo del suo tempo, ma aperto alle novità  sociali e culturali. Scrive ancora Rodolfo il Glabro  nella  sua biografia “Era come se il mondo stesso volesse spogliarsi della sua vecchiezza per rivestirsi di un bianco manto di chiese…“.
Guglielmo muore nel monastero  di Fecamp  il 1 gennaio 1031.

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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