Léger: l’intimità e la pace

Léger aveva conosciuto Chagall nel 1923 a Parigi, mentre sperimentava con le tecniche cinematografiche. Si era trasferito nella Ville Lumiére all’inizio del secolo e aveva trovato lavoro come disegnatore d’architettura. Ma il motivo della sua presenza in città era l’Ecole des Beaux-Arts. La sua iscrizione non fu mai accettata, ma riuscì almeno a seguirne le lezioni mentre frequentava anche l’Académie Julian.

Nel 1907 in occasione della prima grande retrospettiva su Cezanne, si avvicina ai cubisti, Picasso e Braque in particolare. Distrugge i suoi lavori e ricomincia da capo. Con i suoi nuovi colleghi, di cui abbraccia pienamente l’arte, esporrà nel 1910.

Legér è un artista eclettico, pittore, creatore di cartoni di arazzi e di vetrate, decoratore, ceramista, scultore, disegnatore, illustratore, costumista, scenografo. Le sue doti ben presto cominciano a essere conosciute anche fuori Parigi. La chiamata alle armi nel 1914 limita il suo lavoro per qualche tempo, ma non gli impedisce di lavorare come può usando come supporti pittorici le scatole delle munizioni e le carte dello Stato Maggiore. Intossicato dai gas durante la battaglia di Verdun, viene congedato e la convalescenza gli offre la possibilità di una profonda riflessione sui suoi canoni estetici e artistici.

Ha una predilezione per la meccanica, gli ingranaggi, i motori e questa sua inclinazione “futurista” matura con la guerra portandolo a diventare un “costruttore di motori estetici”, non più di meccanismi funzionanti.

Negli anni il suo particolare “costruttivismo” gli conferisce grande fama e nel 1938 trascorre un periodo negli Stati Uniti, a New York, invitato a Yale per tenere un ciclo di conferenze e ingaggiato dai Rockfeller per decorare la loro residenza cittadina.

Manhattan con i suoi grattacieli, i quartieri periferici e i sobborghi della grande Mela sono per Legér la materializzazione della “grande macchina” sociale, con i suoi perfetti ingranaggi e meccanismi immateriali, che insegue nella sua arte e che ora si arricchisce di nuova vitalità. Il ritmo vitale e frenetico della metropoli lo impressiona e colpisce profondamente, diventando uno dei fulcri del suo lavoro.

Il monocromatismo intimista dominante comincia a lasciare il passo ai colori accesi, a esplosioni di tonalità e tinte, alla monumentalità e alla geometricità essenziale.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, temendo un nuovo arruolamento e nonostante il successo europeo ottenuto a Parigi, Londra, Zurigo, Bruxelles, fugge in America dove ha amicizie e appoggi. Vi resterà a lungo. Per Léger ormai il colore è “necessità vitale, materia indispensabile alla vita” e su questo tema imposta un nuovo ciclo di conferenze, mentre colleziona nuovi successi non solo a New York, dove espone al MoMa e al Whitney, ma anche a Chicago.

Quando torna in Europa, Léger è ormai una celebrità. Sarà uno degli ultimi “veri pittori” che della loro arte hanno potuto vivere e prosperare. L’influenza dei suoi lavori in America è tale da farlo riconoscere come una sorta di precursore della pop art.

La Provenza, che tanti altri artisti ha ispirato, diventa anche il suo luogo di pace. Nel 1955 acquista il “mas Saint-André” nella campagna di Biot e qui installa anche il suo studio. Ma il tempo è tiranno. Morirà dopo pochi mesi sognando un museo nel quale raccogliere i suoi lavori. Diventerà realtà nel 1960 grazie all’adorata moglie Nadia e al suo fido assistente Georges Bauquier.

A posare la prima pietra del “Musée National Fernand Léger” furono proprio gli amici e colleghi di sempre: Braque, Picasso e Chagall.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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