L’indemoniata di Briga novarese (2)

Lunedì 12 febbraio  1849. A Briga Novarese si è  convinti che il diavolo lascerà in questo giorno l’indemoniata Teresa Strigini per entrare nel corpo di un abate in Francia; così  ne parla l’avvocato Felice Conelli nella sua opera scritta in difesa del fratello Giuseppe,sacerdote a Briga: “La fama che il diavolo di Briga sarebbe partito alle dieci antimeridiane del 12 febbraio, e che la Teresa sarebbe stata liberata da quell’ospite d’inferno, erasi così rapidamente diffusa, da riunire in quel piccolo paese più  di tremila forestieri, e tra questi non poche persone distinte… le quali unitamente all’ Amministrazione Comunale, recaronsi per tempo in quel mattino, alla camera,ove si stava la giovane a letto“.

La gente si accalca  per le vie, nei campi, nei cortili,perfino sulle piante per assistere alla spettacolo. Alle 10 in punto la ragazza comincia a tremare, contorcersi, urlare e dare in escandescenze: molti se la danno a gambe terrorizzati e don Conelli ricorre all’esorcismo, che sembra avere effetto per calmare Teresa. Ma ora accade un fatto quasi incredibile: alla domanda del sacerdote su come si chiami il diavolo, lei risponde :”Gioberti“, nientemeno che il Primo Ministro del re Carlo Alberto (oggi la Strigini  avrebbe risposto che il diavolo è  Matteo Renzi !!!!!!).
I fatti clamorosi di Briga,e soprattutto il coinvolgimento del Ministro Vincenzo Gioberti, spingono il Tribunale di Novara a inviare il giudice istruttore Bellotti e il pubblico ministero Prelli a Briga per le indagini su un presunto complotto antigovernativo: indiziati il parroco don Conelli e Teresa Strigini.

Nel frattempo, 21 febbraio,il governo Gioberti cade e l’ex ministro parte proprio per la Francia , ove morirà  tre anni dopo (strane coincidenze…). L’inchiesta perde così  la sua valenza  politica e rimane solo l’accusa di presunto turbamento di ordine pubblico, e la Teresa riprende a dare in smanie. Due medici, inviati dal Tribunale,sottopongono la Strigini a visita fiscale: attribuiscono la sua pazzia alla delusione d’amore per l’infatuazione  non corrisposta per il pittore Imperiali, con il quale era fuggita l’anno precedente. Il povero pittore, trascinato nel mezzo di questa bufera, muore poco dopo di crepacuore.

Teresa intanto alterna giornate di follia ed urla ad altre di assoluto mutismo e i familiari chiedono allora con insistenza l’intervento personale del vescovo Gentile. Questo vescovo, che ebbe a che fare con due grossi problemi, questo appunto di Teresa Strigini e l’altro del prete eretico don Grignaschi di Cimamulera, fu particolarmente legato a Gozzano, ove è  anche sepolto nella chiesa di Santa Maria del Boggio  (la chiesa del cimitero): a destra dell’altare si vede la sua tomba con il bassorilievo. Ma neppure la visita del vescovo riesce a far uscire la ragazza dal suo mutismo.

Così  racconta il Conelli: ” Tre volte la domandò  per nome, più  volte l’interrogò; e neppure una sillaba di risposta“.
Nei mesi seguenti si susseguono gli episodi strani e le manifestazioni di follia. Alla fine, anche per portare un poco di calma a Briga, il prefetto e la curia,con il consenso della famiglia, decidono di ricoverarla  presso l’Istituto delle Figlie Esposte di Novara.

Ecco come il Conelli descrive la partenza della Strigini: “Stabilito il giorno 26 maggio,per la deportazione della Teresa, quattro reali carabinieri, chiamati dal sindaco ad accompagnarla nel viaggio a Novara … non valsero  a farla salire in carrozza… il Penitenziere, voltosi  alla figlia, disse: rhedam conscende  (monta sul legno) e quella prontamente obbedì“.
A  Novara finalmente Teresa sembra riacquistare il lume della ragione e ammette di aver inventato il diavolo su consiglio del pittore Imperiali. La storia si chiude il 24 aprile 1850 quando il Tribunale di Novara dichiara di non doversi procedere contro Teresa Strigini, don Conelli e il pittore Imperiali. Tutti assolti.
Teresa morirà, nell’anonimato, 48 anni dopo, nel 1898.

Che giudizio possiamo oggi dare di tutta questa faccenda? È  difficile, dopo oltre 160 anni dagli avvenimenti e disponendo della sola testimonianza  dell’avvocato Conelli – che ci sembra abbia scritto il suo volumetto  più  per difendere il fratello che per amore della verità – dare un giudizio sereno e obiettivo su questi fatti, che il tempo e la tradizione popolare hanno  trasformato in una sorta di epica leggenda. Forse oggi basterebbe un buon medico psichiatra per calmare la Teresina.

Rimane un dubbio: perché  tutto questo trambusto è  successo proprio a Briga, un paese che per misteri, streghe, leggende e fatti strani non è  secondo a nessuno?


Testo di Pietro Teruggi

Fotografie di Yuri Minghini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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