L’ultimo eretico dell’Ossola

L’ultimo eretico dell’Ossola

È  il giorno di Pentecoste del 1842 a Cimamulera in valle Anzasca: celebra le funzioni il parroco Don Francesco Grignaschi, 32 anni, originario di Corconio sul lago d’Orta. Al momento della consacrazione ha la straordinaria visione di Gesù Bambino che esce dal tabernacolo ed entra nel suo corpo, mentre una voce gli dice: “Vai per il mondo e fatti conoscere per Gesù Cristo, acquistando le anime perdute“.
Inizia così  in quel momento un percorso di eresia, drammatico e dimenticato, ancora in quella terra intorno al Monte Rosa che spesso ha visto gli uomini contrapporsi duramente alla dottrina ufficiale della Chiesa, come fece fra Dolcino o le streghe di Baceno o i fedeli dei santuari del répit.

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Don Francesco comincia a sentire il dolore delle stimmate sulle mani e i piedi, i parrocchiani  parlano di sue bilocazioni e c’è anche una giovane contadinotta, Maria Giovannone, che fa strani discorsi, dicendo di avere colloqui con la Madonna, profetizza di una congiura, che dovrebbe assassinare il re Carlo Alberto ad Alessandria,e parla di Framassoni che celebrano sabba sui dirupi dell’Ossola con messe nere, lascive e sacrileghe. Gli abitanti di Cimamulera amano questo prete alto, magro, con il portamento eretto e la voglia di fare: è anche uno studioso di testi biblici e autore di due libri di teologia, che saranno poi messi all’ Indice. Ma non lo amano le autorità civili e soprattutto il sindaco Guglielmazzi, notaio e ricco possidente, che lo accusa di fomentare il fanatismo religioso. Anche la Chiesa, e in specie il vescovo di Novara Filippo Gentile, non approva quanto sta accadendo a Cimamulera, con i presunti miracoli e le apparizioni: tutto puzza di superstizione. Gli strali cadono sulla povera Maria, che viene costretta a rinchiudersi nel monastero di Galliate  ove muore all’improvviso dopo poco tempo. I suoi funerali sono un’apoteosi con i fedeli che spargono  fiori al passaggio della bara,avvolta nel manto azzurro della Madonna.

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Ma già  un’altra “santa” prende il posto di Maria: si chiama Domenica Lana, trent’anni, rossa di capelli (la chiameranno Madonna Rossa), occhi castani ha anche lei visioni apocalittiche del futuro e, come Maria e come ormai tutto il paese, è convinta che il Cristo si è reincarnato in Don Grignaschi. Certo non ne è convinto il Vescovo,che lo sospende a divinis e lo manda al convento di San Francesco ad Orta per espiare il peccato di eresia. I suoi fedeli non tollerano il suo esilio, lo fanno fuggire, in barca lo portano ad Omegna e di lì raggiunge Cimamulera. Scaccia il nuovo pastore,don Giacomo dell’Oro, e riprende possesso della parrocchia. Seguono giorni di festa e baldoria, fino a che una sera Don Francesco imbandisce la mensa per dodici seguaci, ai quali lava i piedi, spezza il pane e versa il vino, e conferma Domenica nel ruolo della Maria Vergine. È una ripetizione sacrilega dell’Ultima Cena. Forse è anche da questo episodio che gli abitanti del paese sono detti i “Santui”. Nella totale atmosfera di fanatica esaltazione che avvolge Cimamulera e i suoi abitanti interviene l’autorità civile che arresta il Grignaschi con l’accusa di spregio alla religione di stato. Domenica Lana non si arrende: con una cinquantina di seguaci scende in rumorosa processione fino a Premosello, dove li fermano i carabinieri ai quali Domenica dichiara di essere Maria Santissima. Nel tafferugli che ne segue,vengono arrestati in sette,ognuno dei quali si identifica con il nome di un apostolo.

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Dal 18 al 21 settembre 1848 si celebra a Casale Monferrato il processo a carico del Grignaschi e dei suoi accoliti; sono tutti assolti e tornano con grandi feste e giubilo al paese. Al processo assiste anche un sacerdote di un paese del Monferrato, Don Francesco Accattino, che invita Don Grignaschi a predicare la Quaresima. Nel paesino di Viarigi sembra si ripetano di nuovo i fenomeni di bilocazione  e una ex-suora, Luigia Fracchia, ne diventa la principale seguace. Siamo ora all’apoteosi di Don Francesco, con una serie di fenomeni e miracoli che convincono la gente a seguirlo nella sua missione di rigenerazione della Chiesa. Si racconta anche di riti di iniziazione,di fenomeni di isterismo collettivo durante le Messe, di strane processioni notturne al cimitero. Tutto il paese è  sconvolto, anzi “magnetizzato ” dal nuovo Messia, tanto che anche oggi gli abitanti di Viarigi sono detti i “magnetizzati”. 57 giorni dura questa nuova Gerusalemme Celeste, fino a quando, il 22 luglio 1850, Don Grignaschi è nuovamente arrestato e processato. Per aver vilipeso la religione, minacciato l’ordine pubblico, truffato, aver avuto commercio carnale con l’ex suora, Don Francesco viene condannato a 10 anni di carcere duro nella fortezza di Ivrea.

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A Cimamulera rimane Domenica Lana che, per alcuni anni, continua le predicazione eretiche, con sempre meno seguaci; poi si sposa con un falegname del posto, emigrano in Francia e di lei si perdono le tracce.
Frattanto passano gli anni nel duro carcere di Ivrea per Don Grignaschi. Don Bosco lo va a trovare e, forse anche per la spossatezza della detenzione, dopo 7 anni lo convince all’abiura. Con infinita amarezza Don Francesco recita,davanti al Vescovo di Novara Filippo Gentile, le mani appoggiate al Vangelo :
Perché ho tenuto, insegnato e promulgato dottrine totalmente false, empie, eretiche ,immorali e scandalose, dicendo che era necessaria una nuova incarnazione del Figlio di Dio nella Chiesa per richiamarla alla purità dei suoi santi principi, dicendo che il Figliuol di Dio si era incarnato nella mia propria persona… Di aver detto e promulgato che una tal donna era Maria Santissima in persona…

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Uscito di carcere graziato dopo l’abiura, si rifugia in Francia, presso una comunità di giansenisti. Muore, solo e dimenticato, a Villefranche nel 1883. La sua tomba non è  mai stata ritrovata.

Questa è  la vera storia, oscurata,dimenticata, nascosta dell’ ultimo eretico dell’ Ossola.
Al di là  di tutti gli eccessi e assurdità, Don Francesco Grignaschi ha avuto il merito, come quasi tutti gli eretici, di far sognare chi non lo aveva mai fatto, e di far sperare che, oltre l’orizzonte di miseria e tristezza, poteva esserci l’utopia di un mondo di fratellanza e amore.

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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