Mulbekh: il Buddha che verrà

Fu lo stesso Siddharta, sembra, ad annunciare la venuta di “un altro” dopo di sé. Così infatti si legge nel sedicesimo Sutta (discorso), “Mahaparinibbana” del Dīghanikāya, il primo dei cinque canoni di cui è composto il prezioso Nikaya buddista Theravada: “Io non sono il primo Buddha a comparire su questa terra e neppure sarò l’ultimo. Prima di me ci sono stati altri Buddha. Quando sarà venuto il gusto tempo, un altro buddha sorgerà in questo mondo”.

Il senso profondo di questa “profezia” è nella concezione ciclica del tempo oltre questo tempo, che per sua natura non ha un inizio e una fine, ma continua a riavvolgersi su sé stesso, alternando periodi (cicli cosmici) di disarmonia a periodi (cicli cosmici) di armonia. L’avvento del nuovo Buddha è inevitabile, imprescindibile ed una necessità per l’esistenza stessa della vita.

Il suo nome è noto, egli verrà chiamato Maitreya, il Buddha della compassione, il cui apparire è fissato nel momento in cui gli insegnamenti del suo predecessore saranno giunti al loro scadere naturale.

Allora, si racconta, il suo sorgere sarà annunciato da eventi straordinari: gli oceani si ritrarranno affinché possa oltrepassarli senza ostacoli e cesseranno le guerre, le carestie e le epidemie. Al suo cospetto, gli uomini “perderanno i loro dubbi, e i torrenti delle loro passioni saranno spezzati: liberi da ogni miseria riusciranno a superare l’oceano del divenire; e, grazie agli insegnamenti di Maitreya, condurranno una vita santa. Mai più guarderanno qualcosa come loro, non avranno proprietà, né oro né argento, né casa, né parenti! Ma condurranno la vita santa di castità sotto la guida di Maitreya. Avranno strappato la rete delle passioni, riusciranno a meditare, e per loro ci sarà un’abbondanza di gioia e felicità, perché condurranno una vita santa sotto la guida di Maitreya” (Maitreyavyākaraṇa, datazione incerta, circa 300 d.C.).

Una delle sue più misteriose raffigurazioni è il “Chanda Buddha” che si trova al confine tra il Ladakh e il Kashmir, a Mulbekh, una scultura alta più di nove metri, ricavata direttamente nella parete rocciosa verticale della stretta valle, nel I secolo a.C. circa (le datazioni moderne la collocano, seppur con molte incertezze, intorno all’800 d.C.).

Questa sua insolita rappresentazione in piedi (di solito la posa in cui viene ritratto è seduto), di squisita fattezza, occhieggia sull’antica via carovaniera himalayana e sulla moderna strada asfaltata. Ha quattro braccia e quattro mani in cui tiene i simboli della sua elevazione spirituale, tra cui l’imancabile “fiala dell’immortalità” (un vasetto). La “corda” del tempo si snoda dai suoi gomiti alle sue caviglie. È colto con il piede destro girato e il sinistro a fare da appoggio, nell’istante che precede lo slancio con cui comincerà, ruotando su sé stesso, la sua permanenza del mondo.

Parte degli epitaffi scolpiti nelle vicinanze, in antica lingua kharoshti, pare siano stati rimossi e sepolti. Altre parti dell’insieme sono ormai difficilmente interpretabili perché corrose dal tempo e dagli agenti atmosferici. A proteggere i piedi del Buddha-che-verrà c’é un piccolo gompa (monastero) costruito nel 1975.

Nel corso dei secoli, molti sono quelli che si sono presentati al mondo come incarnazioni di Maitreya, a partire dal celebre monaco cinese Budai (VI sec.), meglio noto come il “buddha ridente”, ancora oggi assai rappresentato. Alla sua morte scrisse “Maitreya, il vero Maitreya / Ti manifesti in molteplici forme/ Spesso ti riveli alla gente del tempo / Altre volte non ti riconoscono”.

Ma nessuno è mai stato riconosciuto come il vero Maitreya, neppure l’ultimo ad aver rivendicato tale identità, l’ancora vivente controverso filosofo anglo-egiziano Rahmat Ahmad.

In india i fedeli indù attendono il manifestarsi del suo omologo Kalki, avatara di Vishnu, in ogni tempio e sacrario, lasciando nel colonnato sacro di ciascuno una cavallo bianco, benedetto e puro, affinché il divino cavaliere trovi una degna cavalcatura quando giungerà.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Massimo Vella e Carlo Lanza

Carlo
Sportivo, appassionato di viaggi e di fotografia, ha una predilezione per la ritrattistica e il reportage culturale quanto naturalistico. Viaggia per conoscere e per scoprire.
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Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Massimo
Appassionato di viaggi, di ciclismo e di fotografia, da sempre viaggiatore per le strade del mondo, è instancabile cercatore di luoghi insoliti, incontaminati dove incontrare e conoscere gli altri popoli e le altre culture.

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