Nove settimane e mezzo all’Isolino

Nel centenario della morte di Umberto Boccioni (17 Agosto 1916), pittore, scultore e padre del Futurismo, dedichiamo a questo indimenticabile personaggio il breve racconto della storia d’amore verbanese che intrattenne con Vittoria Colonna di Sermoneta.


L’Isolino San Giovanni è  un piccolo lembo di terra che emerge dalle acque del Lago Maggiore a poche decine di metri dalle rive di Pallanza. Conosciuto fin dal Medioevo, è divenuto celebre nel secolo scorso per essere stato la residenza del grande maestro Arturo Toscanini dal 1927 al 1952.
Ma non è della storia dell’Isolino che qui vogliamo scrivere, bensì di una breve, intensa e segreta storia d’amore che ebbe questo luogo come teatro.
Tutto accadde nell’ estate del 1916.

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Lei è la contessa Vittoria Colonna,nata a Londra nel 1880, appartenente a una delle più blasonate famiglie romane. Nel 1901 conosce Leone Caetani duca di Sermoneta e si sposano nello stesso anno. È un matrimonio definito storico perché riunisce due grandi casate romane, divise da un odio atavico che risaliva al Medioevo. I due coniugi sono però  profondamente  diversi: Leone è  un solitario, si dedica a viaggi avventurosi  nel deserto oppure si chiude a studiare nella biblioteca  di Palazzo Caetani, inizia a scrivere la vita di Maometto e gli “Annali dell’Islam”, una monumentale opera mai completata. Vittoria invece ama la vita mondana, i balli, le feste: passa parte dell’anno in Inghilterra, dove frequenta la corte ed è molto amica (forse anche intima) del re Edoardo VII, del giovane Churchill, dei Rothschild. Viaggia da una parte all’ altra dell’ Europa in cerca di divertimento e di svaghi. Dall’unione di due personaggi così diversi nasce nel 1904 un figlio, Onorato, debole, malato, con difficoltà di apprendimento e deambulazione e la cui salute diverrà il più grave problema di questo matrimonio. Morirà ancor giovane.

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Nel settembre 1914 la principessa Vittoria va a trovare la madre Teresa Caracciolo che ha preso in affitto Villa Maria a Pallanza. L’Isolino la conquista: scrive al marito Leone: “Pensa: una piccola isola verde in mezzo al lago bleu… un’isoletta che sarebbe  tutta mia, un piccolo regno“.

La prende in affitto dai Borromeo e comincia a trascorrervi i mesi estivi, dedicandosi soprattutto al giardino e ai fiori. È per lei “la casetta e il giardino dei miei sogni”.

E qui, come un uragano che tutto travolge, irrompe il terzo personaggio di questa love story del lago.
Umberto Boccioni è uno dei massimi esponenti del Futurismo, amico di Marinetti e Carrà, pittore e scultore tra i più grandi del ventesimo secolo italiano. Arriva a Pallanza  domenica 4 giugno 1916 invitato dall’amico Ferruccio Busoni, celebre pianista e compositore. Sono entrambi ospiti dei marchesi Casanova a villa San Remigio e il motivo del soggiorno è  il ritratto che Busoni desidera dal suo giovane amico pittore.

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Due giorni più  tardi  la principessa Vittoria è  invitata a cena a villa San Remigio, ove i Casanova desiderano farle conoscere il musicista e il pittore. Galeotta fu la cena: è  facile pensare che la nobildonna sia colpita da Umberto Boccioni, più  giovane di lei di un paio d’anni, alto, scuro, elegante, ambito dalle donne, certamente uno sciupafemmine squattrinato che aveva avuto tante amanti e qualche figlio qua e là. I due chiacchierano a lungo quella sera e decidono di rivedersi l’indomani all’Isolino. Gli incontri tra i due si ripetono e si fanno più frequenti. Boccioni inizia a dipingere il ritratto dell’amico Busoni sulla terrazza del Belvedere di villa San Remigio: è  un quadro difficile, l’ultimo dell’artista. Chi lo vuole ammirare oggi lo trova al Museo di Arte Moderna di Roma. Nel frattempo frequenta sempre più assiduamente l’Isolino, e tra i due a poco a poco l’amicizia diventa amore.

A fine giugno il ritratto di Busoni è terminato,e Boccioni deve tornare a Milano, al suo studio di Porta Romana: ma vi rimane solo due giorni. La mattina del 1 luglio arriva alla  stazione di Fondotoce, ove lo aspetta la principessa. Da quel momento, per una intera settimana, i due rimangono nella solitudine dell’ Isolino: è il tempo della passione che li travolge.

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Ma di nuovo il pittore deve tornare a Milano per la visita medica in caserma. Fortunatamente la sua partenza per il fronte viene rimandata al 24 luglio e così ne può approfittare per una seconda settimana di amore all’Isolino  con la bella Vittoria. In una delle ultime lettere che Boccioni scriverà all’amata dal fronte, ripercorrerà le tappe della loro storia d’amore: “…poi c’è il nostro segreto,quel meraviglioso crescendo che ci ha condotto di castità in castità  alla nostra casta voluttà! Oh! Le nostre notti! Il tuo pallore, il tuo smarrimento, il mio terrore, la nostra infinita comunione di corpo e di spirito… Sei tutto per me, amore! Amore mio!“.

La mattina del 17 agosto 1916, Umberto Boccioni muore nei pressi di Verona per una caduta da cavallo. Quello stesso giorno Vittoria, ignara della tragedia, scrive all’amato Umberto: “La vita mi ha dato molto: se non mi ha dato di più è anche perché non ho saputo o non ho voluto prendere: ora voglio trovare la vera felicità…“. La vera felicità non là troverà mai più.

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Il 19 agosto  la principessa legge sul giornale la notizia della morte. Come ultimo omaggio all’amato raccoglie i fiori dell’Isolino, va a Milano e ne riempie lo studio di Porta Romana; sono i tanti fiori, ormai secchi, che si vedono nelle fotografie dello studio scattate per i cataloghi postumi di Boccioni.

L’Isolino, teatro di questo grande amore romantico e mai svelato, rimarrà sempre nel suo cuore. Anni dopo scriverà  nelle sue memorie: “Non potrò  mai dimenticare l’Isolino, le ore passate in barca il giorno e la notte, il chiaro di luna riflesso nell’acqua, il bagno nella mia spiaggia, il caldo soffocante dell’estate e le forti raffiche di vento che d’autunno scendono dal Mergozzo“.

Vittoria Colonna muore a Roma  il 17 novembre 1954.

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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