Picasso e il répit

Bridget Guinness (moglie di Benjamin Seymour Guinness, magnate irlandese della birra) era passata a miglior vita nell’ampia residenza che sorge accanto a Notre Dame De Vie a Mougins.

Aveva chiesto di essere tumulata in una nuova tomba costruita vicino al santuario di Nostra signora Delle Vite, perciò i corpicini dei nati-morti sepolti presso la chiesa erano stati tutti esumati e raccolti nell’ossario interrato sul lato nord. Su di esso era stata posta una lastra che recita: “ici reposent des petits innocents morts dés leur naissance”, letteralmente “qui riposano i piccoli innocenti morti nella loro nascita”.

Pochi anni dopo, nel 1936 e fino al 1639 la residenza Guinness aveva ospitato durante i suoi soggiorni nella cittadina il grande Pablo Picasso, che era un amico di famiglia. Dopo aver vagato da Antibes a Juan Le Pein a Vallauris a Cannes, vi sarebbe stabilito definitivamente nel 1961, acquistandola come regalo di nozze per l’adorata Jacqueline.

La pittura del geniale artista in questo ultimo periodo della sua vita viene definita furiosa ed erotica, come a voler “dipingere contro il tempo” (titolo di una mostra in suo onore tenutasi nel 2007 a Dusseldorf) per esorcizzare la morte che inesorabilmente si avvicinava.

La vicenda dei bambini nati-morti e del loro destino era ben nota e senz’altro ne doveva essere a conoscenza anche Picasso. Chissà che non sia stato proprio questo profondo messaggio di vita e di eternità ad attrarlo sulla collina e convincerlo a prendervi dimora. Molte volte deve aver passeggiato fra i cipressi sul piazzale antistante, soffermandosi sulla lapide dedicata agli infanti, per poi ritrarre il santuario nel silenzio della grande dimora che aveva chiamato Mas-de-Notre-Dame-De-Vie.

La struttura bifamiliare era composta di 35 camere dislocate su una superficie di ben 800 metri quadri ed era piena fino all’orlo di opere di Picasso, al punto che gli amici e i frequentatori la consideravano una specie di museo. Ma per lui era, insieme, il luogo del passaggio e la promessa di nuova vita.

Avvicinandosi la morte, aveva espresso il desiderio di essere sepolto nella proprietà. Forse aveva anche indicato il luogo esatto, ma dopo il suo trapasso nel 1973, le autorità cittadine impedirono la sua tumulazione. Jacqueline scelse perciò un angolo del giardino di un’altra proprietà del pittore, il castello di Vauvenagues, alle pendici della montagna Saint Victoire, vicino alla “leggendaria” Cava di Bibemus dove Cézanne, molto tempo prima, aveva dato vita a quel Cubismo, di cui Picasso era stato il signore incontrastato.

Nel 2008 il Mas è stato venduto per una cifra stimata fra i 13 e 16 milioni di dollari a un anonimo “mercante d’arte belga di circa quarant’anni d’età, innamorato di Picasso e di cui desidera qui conservare l’anima”. La dimora, come da tradizione ha cambiato nome in L’Antre du Minotaure. Il nuovo fortunato proprietario non si è ancora visto, ma l’anima di Picasso aleggia ancora sulla collina di Notre Dame De Vie insieme a quelle degli “enfants du ciel”.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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