Se una pietra potesse parlare

«Avete condannato un innocente e pur sapendolo, l’avete fatto senza pudore alcuno. Io conosco la verità. Quante volte ha pianto su di me, quante volte mi ha versato addosso le sue più amare lacrime!

Non conto più i pugni e le bestemmie che mi ha rivolto. Che colpa ne avevo io? Ho tollerato immobile i suoi scoppi d’ira e il suo terrore. Non potevo fare altro.

Cagliostro5

Mi picchiava addosso la testa con tutta la violenza che aveva in corpo come se, così facendo, potesse trarne un qualche conforto. Poi si lasciava andare sul pavimento freddo e restava lì, perso nei suoi pensieri.

In tanti l’avevano tradito. Durante una notte insonne fece tutto l’elenco. Pittori, scrittori, amci o anche solo estimatori, sul più bello gli avean girato le spalle senza alcun ritegno. Era rimasto solo, denigrato dalla stampa, accusato di ogni malefatta. Un attimo prima re, regine e dignitari di mezza Europa erano accorsi ai suoi piedi bramando di essere toccati dalla sua taumaturgica persona, un attimo dopo l’avevano additato come il peggior truffatore che mai si sia visto sulla Terra.

Cagliostro2

I primi tempi non si pese d’animo. Cercava di resistere. Doveva esserci una giustizia da qualche parte. Non aveva fatto nulla! Non era un eretico, non era neppure un miscredente.

Nel buio puzzolente e sporco del piccolo spazio in cui c’ero solo io a fargli compagnia, passava le giornate a fissare le chiese di San Leo dalla stretta finestra, intanto che le guardie lo tenevano d’occhio da un pertugio nel muro. Poi, quando la notte scendeva a rendere più tollerabile la sua prigionia, sicuro di non esser visto né ascoltato, col sottofondo degli aguzzini piombati nel sonno profondo che solo il peggiore dei vini può provocare, finalmente dava sfogo al male che lo divorava da dentro. Eu não sou Giuseppe Balsamo: lo ripeteva fino a crollare esausto.

Cagliostro4

Dopo mesi aveva perfino trovato il modo di dipingere malamente qualcosa sui muri. Sarebbe morto, lo sapeva, ma la verità non poteva e non doveva morire con lui. Una volta mi si disegnò addosso mentre stringeva una grande croce, abbandonandosi ad essa. La notte seguente si mise a parlarmi. Non che io potessi rispondergli… ma forse, mi disse, se le sue parole avessero avuto forza sufficiente, le avrei potute fissare in me e restituire un giorno a qualche orecchio fino e meritevole.

Cagliostro7

Certo, non poteva essere l’orecchio di un qualunque uomo che ripete, come quasi tutti i suoi simili, lo stesso errore di scambiare l’immobilità per imbecillità. La vita è ovunque, sempre e anche dove non immaginiamo, perfino in un sasso!

Mi diceva con voce suadente e col rapimento di un vero mistico, che quella era la vera croce e che nessuno aveva capito niente. La fratellanza che aveva rifondato prima che l’imprigionassero per colpa di quella bastarda meretrice, non poteva che essere egiziaca, poiché la religione che vi si praticava un tempo era la più vicina al cristianesimo vero, quello delle origini, che era esistito prima dell’Egitto stesso. La Chiesa invece – gliel’avevo sentito dire un giorno in cui i suoi difensori erano venuti ad interrogarlo appuntandosi ogni minuzia – pretendeva per sé il monopolio di Dio, come se fosse una sua invenzione e accampava perfino giurisdizione esclusiva sulla Santa Trinità.

Cagliostro3

Via via i discorsi peggiorarono. Le notti diventarono sempre più buie e alla lucidità si sostituì la follia. Mi raccontò di sette angeli e di visioni infernali, di prodigi inenarrabili, di dèi ciechi e pazzi che bestemmiano nelle tenebre, del gorgoglìo di Yaji Ash-Shuthath e di ogni blasfema entità che popola l’Universo.

L’ultima notte, la follia si era completamente impadronita di lui. Febbricitante, sudicio e sporco, con gli occhi iniettati di sangue e un fuoco inestinguibile che lo scuoteva dal profondo, si alzò di scatto e cominciò a camminare, mentre un raggio di luna penetrava dalla finestrella tentando di consolarlo.

Ricominciò, come tante volte aveva fatto, a recitare la sua preghiera: Eu não sou Giuseppe Balsamo.

Cagliostro7

Lo guardavo in silenzio mentre l’ombra della morte incombeva pietosa su di lui. Presto l’avrebbe sollevato dalle miserie terrene e dalle sue indicibili sofferenze.

Il tono cresceva, le sue parole si facevano via via più taglienti. La ripetizione ossessiva diventò quasi la macabra danza di un posseduto. Poi venne la quiete improvvisa. Mi si avvicinò, appoggiò la guancia consumata e in un fiato mi sussurrò un ringraziamento. Disse che il suo corpo non sarebbe sopravvissuto, ma la sua anima, quella non l’avrebbero uccisa. Di lei non avrebbero avuto ragione e tale sarebbe stata la sua vittoria.

Cagliostro6

Infine barcollò di nuovo, si spostò sull’altro lato e cercando di sostenersi sulle gambe tremanti, mi piantò addosso gli occhi, pronunciando un’ultima volta, con tutta la forza che aveva in corpo, la sua richiesta di giustizia: Eu não sou Giuseppe Balsamo!!!

Se ne andò così. Le sue parole finirono per sempre sigillate in me e la sua vita prese una nuova via.

Mentre crollava a terra esanime, insieme a un fiotto di saliva uscì la sua ultima verità: Eu não sou Giuseppe Balsamo… Estou Alessandro, contagem de Cagliostro

Ah, se una pietra potesse parlare, quante ne direbbe…»

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
---
FONDATORE DI GRIOTS - STORIE SOTTO I BAOBAB
Francesco on FacebookFrancesco on GoogleFrancesco on LinkedinFrancesco on Twitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*