Firenze, San Jacopo e i Templari

Non solo a Parigi i Templari, arrestati e torturati a partire dal 1307, avevano infine rivelato il nome impronunciabile del loro presunto “idolo”, Baphometto (Maometto? Buphiamat, cioé la sapienza?). Era accaduto – non molti lo sanno – anche a Firenze, sede del più feroce processo all’Ordine tenutosi nei medesimi anni in Italia.

Presieduto dal vescovo della città, Antonio degli Orsi, scelto personalmente dal Papa insieme all’arcivescovo di Pisa, il processo inquisitorio si era svolto fra il 17 settembre e il 18 ottobre del 1312 presso la Chiesa di Sant’Egidio.

Durante gli interrogatori, come d’uso, le torture erano state abbondanti e uno dei cavalieri, stremati, aveva infine ammesso che un fratello l’aveva ammonito, in uno dei capitoli segreti dei Templari, con le parole: “Adora questa testa perché questa testa è il tuo dio e il tuo Maometto”.

Un altro, addirittura, fra i dolori aveva raccontato di come lo spirito del Baphomet si fosse mostrato ai presenti mentre erano riuniti per un rituale.

Si racconta poi di indizi di un probabile passaggio della Sacra Sindone in città e di un misterioso dipinto oggi custodito a Palazzo Vecchio, in cui sarebbe rappresentata non la cacciata da Firenze del dispotico Duca d’Atene, bensì la distruzione dell’Ordine e la “fuga” di un cavaliere con l’idolo tra le mani o addirittura lo stesso Duca di Atene ritratto mentre trafuga il Santo Sudario.

Sorprendentemente malgrado le “aberrazioni” uscite sotto tortura dalle loro bocche, nessuno dei Templari processati a Firenze era stato condannato a morte. Molti sarebbero però morti nel carcere cittadino delle Stinche, dove erano stati rinchiusi.

Si concludeva così ingloriosamente la lunga presenza dei cavalieri sul suolo fiorentino. Da più di due secoli la città era un importante snodo lungo l’Iter Sancti Petri, l’estensione della via Francigena che collegava la pianura padana a Roma. Tra le sue mura e appena al di fuori di esse, l’Ordine aveva prontamente fondato due magioni. La più importante, nei primi anni era stata quella infra muros dell’Ospedale del Santo Sepolcro, eretto sulla coscia del Ponte Vecchio.

La magione gemella era invece quella dell’Ospedale del Prato della Giustizia, poco lontano dalla Zecca Vecchia.

Ma, almeno dal 1256, i Templari avevano preferito al Ponte Vecchio la nuova chiesa di San Jacopo Zebedeo, San Jacopo Alfeo e della “Lapidis” del Santo Sepolcro di Gerusalemme, presso il Borgo di Campo Corbolini, non lontano dalla porta omonima. Fondata nel 1206 e consacrata dall’allora vescovo di Fiesole, Ranieri e da quello di Firenze Giovanni.

La chiesa della magione aveva poi ricevuto altri soprannomi. Era nota come San Iacopo Fra Le Vigne, per la presenza, appunto, di ampi vigneti nei dintorni e anche al suo interno. Fu poi chiamata anche san Jacopo De’Vieri, (corruzione di fratri, fratres, cioé confratelli), con evidente riferimento ai cavalieri Templari di cui era possesso.

Infine i cittadini si riferivano alla chiesa come San Jacopo Dei Cancelli, a causa del portico a tre arcate rette da pilastri ottogonai effigiati con croci e simboli cavallereschi, che la ornava e che era chiuso da una robusta cancellata.

Delle tre magioni è oggi l’unica sopravvissuta alle ingiurie del tempo. Ancora sorge, pur sconsacrata e riutilizzata per eventi e mostre, lungo l’attuale via Faenza, a quattro passi da Santa Maria Novella e dalla Basilica di San Lorenzo.

Lo stemma e la croce ottagona della Vera Religione sulla sua facciata ci raccontano ancora l’epilogo del processo fiorentino ai Templari, in seguito al quale la magione passò ai Cavalieri di San Giovanni. Tale sarebbe rimasta per cinque secoli.


Testo e fotografie di Francesco Teruggi

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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