I cavalieri del “Buso”

Scusi…

Lo spadaccino che sta dando di spada nell’aria vuota si ferma e mi inchioda gli occhi addosso.

Su di lui incombe il torrione coperto di edera.

Perdonate il disturbo ma, voi che mi sembrate esperto d’armi, forse potete darmi un’indicazione…

Fate in fretta, devo far pratica. Orsù, dite dunque”.

E riprende a menare fendenti con rinnovata foga.

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Mi avvicino con cautela, non vorrei m’infilzasse per sbaglio.

Mi chiedevo se lei, per caso, avesse mai sentito parlare di certi cavalieri venuti da Gerusalemme che, secondo alcuni, avrebbero per primi occupato questa poderosa rocca. Ho chiesto in giro, ma nessuno a quanto pare ne sa nulla di certo”.

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Conclude un affondo più a destra degli altri poi si ferma e abbassa la lama. Di nuovo mi fissa. Sembra che abbia visto un fantasma.

Cavalieri gerosolimitani dite? No, mai visti da queste parti… che assurdità sono mai queste?”.

Ripiglia posizione e prosegue ad allenarsi.

Mi faccio coraggio, azzardo un ulteriore passo verso il nobil uomo e ci riprovo.

Ho visitato il castello e giunti all’acquasantiera dentro la cappella, la guida ha accennato ai prodi Templari. La croce sul bordo ne sarebbe la prova”.

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Risponde in un soffio continuando a sciabolare a dritta e manca.

Ah, quella… basta una spada per fare un guerriero? E forse una croce può render vera la leggenda? Che io ricordi è sempre stata lì e nessun mai ne ha rivendicata un’origine orientale. Nel blasone di famiglia, del resto, ve n’é una identica. Ma sì, certo, l’udivo da bambino la storia di come il maniero fu qui stabilito. Se ben ricordo, essa risale a ben prima che l’imperatore, quello d’Apulia, che aveva leoni sugli scudi, passasse per queste lande. Si diceva appunto che certi ignoti guerrieri avessero costruito Aricazano per proteggere la valle nella quale avevano nascosto un tesoro. Suvvia, eran storie da bambini!

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Spalanca le braccia e cerimoniosamente m’indica le alte mura.

Badate bene. Per ciò che ne so io, è l’opera dei miei avi e valorosi antenati. Se lo spartirono e rubarono più volte i miei scaltri parenti. Ma nessun di loro aveva la nobiltà d’animo per reggerlo. Solo io, il Buso, ne sono il legittimo possessore. E sfido chiunque osi accampar diritti!

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Muove un passo all’indietro mentre solleva in alto la lama. Rovinosamente, cade di schiena nel fossato. Ma l’acqua non si muove e il suo corpo, con i suoi lunghi capelli al vento, svanisce nell’aria, lasciandomi solo e con un palmo di naso.

Ho appena visto un fantasma.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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