Il mistero della pietra nera di Antibes

Il mistero della pietra nera di Antibes

Migliaia e migliaia di visitatori s’affollano ogni giorno, tutto l’anno, a visitare lo straordinario Musée Picasso di Antibes. Salgono lungo la rampa spiando il mare azzurro baciato dalla volta celeste e si aggirano fra i corridoi e le sale bianche, tra fauni e creature fantastiche, mirabolanti ceramiche colorate dalle forme più incredibili e i dipinti pieni di potenza del geniale pittore.

Sfilano ammirando la sagacia dell’artista, i suoi tratti fanciulleschi, la profondità e vastità delle sue visioni. Salgono e scendono finché ne sono sazi. Poi gettano uno sguardo oltre il muro della terrazza aperta sul mare e si lasciano accarezzare dalla brezza salmastra, per lo più ignari delle vicende storiche del Chateau Grimaldi in cui è ospitato il museo, centro dell’acropoli greca e poi del castrum romano, da tempo immemore silente guardiano di Antibes.

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Se ben si segue il percorso di visita consigliato, invece, ci si trova, verso la fine, a discendere una scala stretta che da sulla boutique dei souvenirs. Sulla curva che la scala compie, mentre si bada a non inciampare, si può notare una lastra di pietra nera affissa al muro di non più di trenta, quaranta centimetri di lato. La scarsa illuminazione la fa passare quasi inosservata ai più e ancor meno fa si che si possa scorgere, proprio al suo centro, un doppio quadrato, in cui è incisa una croce patente.

Di certo è un reperto assai antico, per quanto così nascosto. Sembra sia stato trovato durante le indagini archeologiche iniziate negli anni ’20 alla rocca. Ma nulla si sa né della sua reale origine né del suo significato.

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Le sue dimensioni sono simili a quelle delle pietre d’altare incastonate nelle mense di tante chiese, ma la foggia e i dettagli non corrispondono. Anzi, la fantasia fa presto a scorgervi piuttosto un simbolo cavalleresco.

I due quadrati incastrati uno nell’altro al centro, più il terzo che è la lastra stessa, si avvicinano molto alle “triplici cinte” che spesso compaiono presso magioni e possedimenti dei leggendari Cavalieri Templari. La croce, poi, sembra proprio quella dell’Ordine. Ma somiglia molto anche a quelle con cui gli Ospitalieri di San Giovanni abbellivano le loro commende prima di adottare la croce ottagona. Ce ne sono ottimi esempi nella chiesa-ospitale giovannita di Valencia.

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Per un caso fortuito, un’identica lastra è stata rinvenuta a San Felice Circeo proprio quest’anno, durante i lavori di rifacimento del selciato di piazza Dante. Utilizzata come materiale di reimpiego a copertura di un tombino di fattura recente, è di pietra candida, ma è proprio uguale a quella di Antibes per forma e dimensioni.

La sua foggia e il suo ritrovamento a pochi passi dalla magione della cittadina, l’identifica senz’altro come un’effige che doveva trovarsi murata presso la Torre Templare o il Convento omonimo.

E qui il mistero s’infittisce, perché ad Antibes, in verità, non esiste alcuna traccia storica di una presenza Templare (e neppure giovannita). I Pauperes Commilitones avevano importanti possedimenti a Nizza, a Vence, a Roquefort, a Grasse e nella vicina Biot. Era sotto la loro custodia anche l’oratorio di Saint Claude, ancora esistente oggi, lungo la via che da Antibes raggiungeva Mougins.

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L’unica traccia che li collega ad Antibes è la leggenda del loro tesoro che, si racconta, fu custodito nelle loro magioni delle Alpi Marittime prima di scomparire per sempre. Si racconta che, quando la minaccia imperiale all’Ordine si era aggravata nel 1307, i Templari avessero radunato il tesoro e l’avessero stivato nelle loro galee ormeggiate ad Antibes, lo stesso porto da cui due secoli prima avevano preso il largo i guerrieri della Prima Crociata.

Avevano poi scelto 37 cavalieri che avrebbero dovuto scortarlo “verso oriente” (o forse occidente?), fino a una destinazione ignota ma sicura e li avevano riuniti presso la Magioen di Nizza. Nella notte fra il 23 e il 24 gennaio 1308, i trentasette avevano cavalcato silenziosamente fino ad Antibes ed erano salpati prima dell’alba, scomparendo per sempre insieme alle ricchezze dell’Ordine.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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