Il tesoro del Baou des Blancs

Corre l’anno 1193. Pietro II Grimaldi, vescovo di Vence, concede con un atto capitale solenne, concede ai valorosi cavalieri gerosolimitani del Tempio di Salomone, la fortezza di Saint Laurent, ai piedi del Baou. Impaurito dall’ultima violenta incursione “saracena” lungo la costa, avvenuta tre anni prima, accoglie i misteriosi soldati-monaci dal bianco mantello come difesa contro i pirati miscredenti.

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Concede loro anche un edificio all’intero delle mura del borgo e alcuni terreni nelle vicinanze. La magione, dedicata a San Martino di Tours, sotto l’abile direzione del maestro Giovanni, cresce rapidamente. Arriva a contare almeno un’ottantina di possedimenti, tutti gestiti dalla “bastide” ai piedi della falesia di Vence, la cui posizione non solo risulta strategica per la difesa, ma anche come postazione di avvistamento.

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Verso sud, lo sguardo può spingersi senza difficoltà fino all’ampia baia di Nizza. Ma è altrove che giaciono i veri tesori di Vence. Il castrum, di origini romane, cinto da ben tre torrenti, il Malvan, la Lubiane e la Cagne, fu costruito proprio sopra la prodigiosa fonte della Foux, la cui acqua alimentava anche le terme. Le sue mirabolanti proprietà erano note ovunque. Si racconta perfino che Poppea, seconda moglie di Nerone, cagionevole di salute, guarì dopo essersi bagnata alla fonte . Per tale motivo anche l’imperatore Gallieno ci avrebbe poi mandato suo figlio.

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All’opposto della Foux, a qualche ora di cavallo, di estende invece il Col, vasto altipiano roccioso e inospitale, del quale si raccontavano numerose leggende. Tra le sue pietre, i Templari edificarono, forse su un luogo di culto “pagano”, la cappella rurale dedicata a San Barnaba, che diventò rapidamente meta di pellegrinaggio e di numerosi prodigi. Il “consolatore” compagno di San Paolo, grande viaggiatore e camminatore, veniva invocato, pare, soprattutto per guarire i malanni alle gambe.

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Forse nella scelta di Barnaba, venerato a Milano come annunciatore della primavera (al suo ingresso in città, si racconta, le nevi si scioglievano dinnanzi al suo cammino), i Templari vollero ricordare il misterioso nume tutelare della zona, già incarnato in precedenza da un “santo vescovo” di Vence, il cui sarcofago si trova ancora nella cappella omonima nella cattedrale: Verano. Il nome letteralmente significa Primavera. La festività milanese di Barnaba e quella di Verano cadono proprio all’inizio di Marzo (il giorno 13), in coincidenza quasi perfetta con le Idi romane celebrate in onore del dio della Guerra.

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E proprio a Marte, forse non come guerriero ma come dirompente “principio maschile fecondativo”, era dedicato il tempio romano su cui fu edificata la chiesa di Notre-Dame della Natività a Vence.

Si dice anche che tra le braccia del “seme che feconda”, i “bianchi” abbiano sepolto un tesoro, così come avrebbero fatto a Nizza, a Biot e in altri luoghi, appena prima che l’ordine fosse soppresso nel sangue.

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Qualcuno sostiene che l’edificio di cui erano proprietari nel borgo di Vence fosse confinante con la catedrale e che, costruendo al piano terra le stalle, i cavalieri abbiano segretamente ricavato cunicoli e stanze inaccessibili nel sottosuolo, così come a Gerusalemme, nel sottosuolo avevano trovato un tesoro…

Quando i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni presero possesso della Bastide di Saint Laurent a Vence e di tutti gli altri possedimenti dei loro predecessori, non ne trovarono traccia e non lo rinvennero mai.

In verità, che un tesoro esista o sia esistito è soltanto un’ipotesi suggestiva formulata dal cancelliere tedesco Adenauer che, durante i suoi soggiorni a Vence visitava spesso le rovine templari ai piedi del Baou des Blancs.

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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