La sorella del Gran Maestro

L’antico maniero provenzale oggi è una rinomata cantina vinicola che produce vini sopraffini, ma proprio accanto, sostenuta da poderosi contrafforti, ancora si erge una mite cappella. Qui riposano ancora, mirabilmente conservate, le spoglie di Sainte Roseline, sorella del Gran Maestro degli Ospitalieri Hélion de Villeneuve.

Figlio del Signore della Casa di Villeneuve, baroni e marchesi di Vence e di Trans, signori di Bargemont, il prode cavaliere, già gran priore di Saint Gille, era stato elevato al massimo grado dell’Ordine nel 1319, dopo che il papa aveva posto fine alle dispute tra il Gran Maestro Foulques de Villaret e l’antagonista Maurice de Pagnac.

Così, era partito alla volta di Rodi, dove si sarebbe fatto onore continuando l’opera di ristrutturazione e di risanamento dei Cavalieri di San Giovanni intrapresa dal suo predecessore.

Il legame con la sorella, che aveva studiato presso il monastero di St. André de Ramières e aveva poi preso i voti a La Celle-Roubaud, era sempre stato molto forte. Non aveva mai avuto dubbi sulla santità, sui miracoli e sui prodigi di Roseline, fin dal primo che era accaduto, quand’era poco più che fanciulla. Sorpresa dal padre mentre “rubava” dalle dispense del castello per sfamare i poveri e gli indigenti che l’attendevano fuori dal cancello principale e interrogata su cosa nascondesse nella cesta, aveva sollevato il fazzoletto che la copriva, mentre i pani si trasformavano, miracolosamente, in rose.

La vita della futura santa era stata costellata di prodigi, di apparizioni, di visioni estatiche portentose. Una volta, redarguita dalla priora per non aver preparato il pasto per le consorelle, così come le era stato ordinato, era stata soccorsa da alcuni angeli che avevano lasciato cibi prelibati sulla tavola, prima di dissolversi in scintille luminose.

Anche Hélion era stato beneficiario di una delle sue visioni: Roseline aveva assistito al suo arresto e alla sua prigionia in terra Saracena, ma anche la sua miracolosa liberazione. Sarebbe accaduto proprio ciò che aveva visto. Apparsagli una notte, la sorella aprì la porta della sua cella, lo condusse fino al mare e lo fece imbarcare su un vascello governato dagli angeli, grazie al quale sarebbe approdato in Provenza sano e salvo.

Roselina era spirata nel 1329, proprio mentre Hélion si trovava in Francia, dove aveva partecipato alla battaglia di Cassel come comandante del terzo battaglione francese del signore di Beaujeu, per sedare la rivolta scoppiata nelle Fiandre.

Il corpo della sua santa sorella era rimasto tonico e i suoi occhi limpidi e luminosi per giorni, dopo che la vita l’aveva lasciato. Così aveva richiamato uomini, donne e bambini da tutti villaggi vicini e al suo cospetto si erano verificate guarigioni in quantità.

Al momento opportuno il suo corpo era stato deposto nella nuda terra nel chiostro del suo amato monastero, di cui intanto era diventata badessa, proprio accanto alla zia Jeanne, che ne aveva forgiato lo spirito monastico.

Ma i prodigi non erano cessati. Non molto tempo dopo un profumo celestiale di rose sveva cominciato a diffondersi dal suo umile sepolcro. Così, Hélion, facendo appello al potere del suo ruolo di Gran Maestro, aveva chiesto e , dopo cinque anni, ottenuto, che il corpo di Roselina fosse esumato e trasferito in un luogo più idoneo.

Quando fu estratto dalla terra, era ancora perfettamente conservato e i suoi occhi, aperti, erano pieni di luce. Dove fu posto è ancora oggi, nella cappella omonima a Les Arcs. Indossa le vesti monastiche e i segni del suo ruolo. Il fedele che ricorre a Roselina, in cerca di guarigione o di un figlio, può ancora guardare in quegli occhi penetranti, conservati in un reliquiario, cercando conforto.

Francesco

Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane “Malachite” e “Topazio” presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo “Il Graal e La Dea” (2012), del travel book “Deen Thaang – Il viaggiatore” (2014), dell’Ebook “Militum Christi – Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l’Ossola” (2014); co-autore del saggio “Mai Vivi Mai Morti”. Presidente dell’Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT – soccorso Ordine S. Giovanni Italia.



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