10-09-1943: una storia dimenticata (1)

(prima parte)

Autunno 1943: alle ore 19.45 del 08 Settembre, la radio italiana annuncia che, per mano del generale Badoglio l’Italia ha firmato l’armistizio (in realtà il documento era stato firmato segretamente il 3 settembre) con gli Alleati, cercando di scongiurare l’invasione della coalizione americana, già iniziata con lo sbarco in Sicilia del 10 Luglio dello stesso anno e di chiamarsi fuori dalla guerra.

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I gerarchi nazisti, con il recondito obiettivo di conquistare il territorio italiano, non avevano creduto ai proclami e alle promesse fasciste di continuare la guerra. Silenziosamente e senza perdere tempo avevano messo in atto le risoluzioni già prospettate nel piano Achse o “operazione Achse”. Tra la notte del 25 e l’alba del 26 Luglio i reparti della 44a divisione e della 136a brigata agli ordini del generale Fuerstein avevano iniziato a presidiare, pacificamente e senza destare sospetti, i valichi alpini tra la penisola e la Germania, impadronendosi anche della linea ferroviaria del Brennero.

Convogli carichi di soldati tedeschi scemarono dai monti, insieme a colonne di carri armati e camion. Senza controllo, accolti quasi come difensori, i nazisti si insediarono a piacimento. Otto divisioni, due provenienti dal valico, due risalite dalla Sicilia e quattro immediatamente inviate dalla Francia dove stazionavano, in quegli stessi giorni costituirono il “gruppo di armate B” al comando del generale Rommel. A fine Agosto le forze tedesche avevano superato la pianura padana, schierandosi pacificamente in Liguria e su passi appenninici, mentre le armate al soldo di Kesserling si posizionavano nelle regioni centro meridionali. Quando venne dato l’annuncio dell’armistizio, gettando nello scompiglio i cittadini e l’esercito fascista, l’invasione tedesca della penisola era già compiuta, senza che nessuno avesse opposto o opponesse resistenza.

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In quei giorni, sulla sponda occidentale del lago Maggiore si sono appena insediate quattro compagnie del primo battaglione S.S. del secondo reggimento della divisione corazzata Leibstandarte “Adolf Hitler”. Non appena l’ordine di applicare il “Piano Achse” li raggiunge, i capitani delle S.S. Hans Roewher, Hans Krueger, Herbert Schnelle non perdono tempo. Stabiliscono a Baveno il quartier generale e assumono il controllo dell’intera zona. Subito dopo, pur in assenza di ordini espliciti (che arriveranno soltanto il 15 Settembre), più probabilmente per iniziative personali in ossequio alla deviata ideologia nazista o per impadronirsi delle loro ricchezze, come lascerebbe intendere il modus operandi emerso dalla indagini storiche, iniziano un’operazione di rastrellamento degli ebrei, provenienti in maggioranza dalla Grecia, ma anche dalle vicine città di Milano e Torino, che sono presenti da qualche tempo nelle località rivierasche del lago, in attesa di un lasciapassare per poter raggiungere il confine svizzero. Le efferatezze di cui i generali ed i luogotenenti si macchiano rimarranno ignote per due decenni ed emergeranno solo negli anni ’60, quasi per caso, in seguito alle ricerche effettuate da Gerhard Wiedmann su crimini perpetrati da un altro comandante delle S.S., Theodor Saewecke.

Secondo la ricostruzione dei fatti, seguita al processo tenutosi a Osnabrück in Germania tra il 1968 e il 1969, la divisione nazista effettua i primi arresti lunedì 13 settembre a Baveno nelle ville “Il Ruscello” e “Il Castegneto”. Le prime fucilazioni vengono eseguite il giorno seguente lungo la spiaggia della Villa Ruscello. Il 15 Settembre, anticipando l’ordine che il feldmaresciallo Keitel emana ufficialmente solo il 16, a tutte le truppe germaniche, di rintracciare il maggior numero di uomini abili al lavoro nelle zone sotto minaccia di invasione anglo-americana e di trasferirli coattivamente con tutti i mezzi possibili nelle aree sotto controllo tedesche, occupano il Grand Hotel Victoria a Meina e sequestrano al suo interno tutti i suoi occupanti.

È solo l’inizio…

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Non ricevendo ulteriori disposizioni o per altri motivi mai emersi, nei giorni successivi uccidono tutti gli occupanti in gran segreto, occultandone maldestramente i cadaveri nel lago. Le acque restituiranno alcuni corpi, subito presi impietosamente a colpi di baionetta per farli affondare definitivamente. Altri cadaveri verranno frettolosamente sepolti nelle macchie boschive della zona. Negli stessi giorni vengono compiuti rastrellamenti anche ad Arona, Mergozzo, Orta. Venerdì 17 settembre altri ebrei vengono massacrati a Pian Nava. Domenica 19 settembre i nazisti spingono il rastrellamento fino a Novara. Il 22 e 23 settembre Baveno e Meina sono di nuovo teatro di uccisioni. L’11 Ottobre viene sterminata la famiglia Ovazza a Intra. Dopo questo episodio, impunite, le divisioni della Leibstarte abbandonano il Verbano Cusio Ossola.

Le vittime, accertate dopo faticose ricerche postume, di quel terrificante periodo di occupazione nazista, furono almeno 56 o 57, forse di più, anche se non fu mai possibile stabilire con esattezza quante persone siano sparite in seguito ai rastrellamenti di quel mese infame. Per la quasi totalità, i corpi infatti non sono mai stati rinvenuti, ad eccezione di pochi ritrovamenti a Fondotoce, Pallanza, Invorio, Ghiffa. All’appello mancherebbero tutt’oggi almeno 46 persone, che furono di sicuro vittime della strage, ma i cui resti non sono mai stati identificati.

Continua…

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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