I luoghi della memoria di Cracovia

Due sono i luoghi della memoria a Cracovia. Il primo è Plac Bohateròw Getta, la piazza intorno alla quale, a partire dal 3 aprile, 1941, si snodava il ghetto ebraico, poche centinaia di metri quadrati in cui furono stipati tutti gli ebrei della città.

All’interno delle solide mura merlate con gli stessi profili delle lapidi delle tombe ebraiche, la piazza diventò da quel momento il luogo di ritrovo delle misere anime ebree ma anche quello di raccolta per gli sventurati destinati ai campi di sterminio.

Di quel triste periodo rimane la farmacia “apteka pod orlem” (farmacia sotto l’aquila), il cui proprietario, dopo la ri-destinazione del quartiere a ghetto, aveva deciso di non spostarsi, ma di continuare l’attività. Attraverso la farmacia gli ebrei del ghetto potevano ricevere e scambiare informazioni con l’esterno, nascondere al sicuro oggetti e beni di famiglia. Si racconta che molti furono gli ebrei salvati dal farmacista occultandoli nella sua attività o fornendo cosmetici e tinture grazie ai quali farli passare per “ariani”.

Settanta sedie di ferro oggi dislocate nella piazza ne ricordano gli eccidi e le sofferenze, le migliaia di vittime innocenti trucidate nel quartiere di Kazimierz e le altrettante e più trasferite ad Auschwitz/Birchenau fra il 1941 e il 1943, oppure nell’adiacente campo di lavoro di Płaszów. Si ispirano ai racconti del farmacista e alle foto dell’epoca e sono state posizionate soprattutto a memoria della sanguinosa liquidazione del ghetto avvenuta fra il 12 e il 14 marzo 1943, cui erano sopravvissuti soltanto duemila dei quindicimila confinati. Settecento morirono e altri quattromila furono trasferiti ai campi di sterminio.

Non molto lontano, sorge ancora (oggi è un museo) la fabbrica ormai “leggendaria” del magnate tedesco Oskar Schindler, cui è attribuito il salvataggio di mille e duecento ebrei dalle camere a gas, attraverso il loro impiego nel proprio stabilimento.

Grazie alla sua influenza e all’amicizia con il comandante delle SS Amon Goeth aveva compilato una lista di ebrei da impiegare nella propria attività, dietro pagamento del loro “riscatto” in oro e diamanti. Il precipitare della situazione lo aveva anche costretto a trasferire la fabbrica a Brunnlitz in Cecoslovacchia, portandosi dietro la manodopera ebraica. Con la conclusione della guerra Schindler era poi finito in bancarotta, terminando i suoi anni in povertà, ospitato proprio da uno degli ebrei che aveva salvato.

Secondo la moglie Emile, più volte tradita dal facoltoso marito e lasciata nell’indigenza, la storia della “lista” sarebbe però diversa. Schindler avrebbe reclutato per interessi propri la manodopera ebraica che poteva essere impiegata gratuitamente e avrebbe reperito i fondi per il riscatto non dalle proprie ricchezze, ma dalle vessazioni che aveva imposto alle famiglie di ciascun ebreo salvato, attraverso un suo emissario.

Sia come sia, ciò che conta, in tutto questo, è la vita di milleduecento persone che riuscirono a scampare allo sterminio.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Carlo Lanza

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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Carlo
Sportivo, appassionato di viaggi e di fotografia, ha una predilezione per la ritrattistica e il reportage culturale quanto naturalistico. Viaggia per conoscere e per scoprire.
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