La linea Cadorna

Opera inutilizzata ma non inutile“.
Così il verbanese generale Luigi Cadorna definì l’imponente linea difensiva – che proprio da lui prese il nome – seconda per dimensioni in Europa solo alla leggendaria linea Maginot .
Fu veramente un’ opera colossale, ma a differenza della Maginot , non vi fu mai sparato un colpo di fucile o di cannone. Il suo nome ufficiale fu “Linea di difesa alla frontiera nord”, e per quasi cinquant’anni, a cavallo tra il 1800 e il 1900, fu oggetto di studi, progetti, ricognizioni e pianificazioni strategiche.

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Allo scoppio della prima guerra mondiale ( 23 luglio 1914 ) il timore che le truppe austro – tedesche potessero rapidamente occupare i centri industriali ed economici del Nord Italia, penetrando dai valichi delle Alpi Centrali Svizzere, si impadronì degli alti gradi del nostro esercito. Per questo il generale Luigi Cadorna, capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, decise di rendere esecutivo il progetto di difesa da tempo predisposto.

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Fu così che tra l’Ossola  e le Orobie, nel periodo compreso tra l’estate del 1915 e il maggio del 1918, venne costruita questa imponente linea difensiva. Essa comprendeva 72 km di trincee, 25.000 mq di baraccamenti, 88 appostamenti per batterie di cui 11 in caverne, 296 km di camionabile  e 398 km di mulattiere. Vi lavorarono circa 15.000/20.000 persone, con una punta di 30.000 operai nella primavera del 1916. L’orario di lavoro prevedeva da 6 a 12 ore giornaliere per tutti i giorni della settimana, domenica esclusa, e vennero assunti anche ragazzi di età inferiore ai 15 anni, data la scarsità di manodopera maschile.

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Le donne venivano utilizzate per il trasporto di materiale, come cuciniere nei cantieri e come conduttrici  di carri. Si lavorava con qualunque condizione atmosferica, anche sotto la neve, e purtroppo vi furono  parecchie vittime: ad esempio nel varesotto  si contarono  una decina di morti sul lavoro. L’ufficio tecnico, da cui dipendevano gli ufficiali del Genio Militare, aveva sede a Varese. Dalla relazione finale del generale varesino Ettore Mambretti apprendiamo che il costo fu di 104 milioni di lire, che potrebbero equivalere oggi a 150 milioni di euro.

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Con la fine della guerra le fortificazioni furono abbandonate.
Oggi la linea Cadorna è  l’affascinante testimonianza di un periodo fondamentale della storia italiana, tanto che per legge ne è  stato riconosciuto il valore storico e culturale.

Ha scritto lo storico Paolo Crosa -Lenz :
Oggi rimangono,ad un secolo dalla loro costruzione, come un patrimonio di sentieri per l’escursionismo  e un complesso di archeologia militare per molti aspetti stupefacente sia per l’imponenza delle opere, sia per la possibilità  di leggere sul territorio un momento della storia del secolo passato. Una lezione della Storia per cui queste strade di guerra rimangano sempre sentieri di pace“.

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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