LUIGI CADORNA: IL VERBANESE CHE FECE CAPORETTO

Cento anni fa la grande guerra: quell’immane conflitto che, per aver coinvolto praticamente tutto il mondo passò alla storia come la Prima Guerra Mondiale, ebbe in Italia tra i principali protagonisti (nel bene ma soprattutto nel male) un nostro conterraneo, il generalissimo Luigi Cadorna.
Nato a Pallanza il 4 settembre 1850, Luigi era figlio di quel generale Raffaele che nel 1870 comandò la spedizione su Roma,più conosciuta per la Breccia di Porta Pia, e padre di un altro noto generale che nel 1943 assunse la direzione militare delle forze partigiane.

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Pur appartenendo a una famiglia di grandi tradizioni militari, Luigi non aderì mai alla massoneria, come lo erano invece allora quasi tutti gli ufficiali del Regio Esercito, ma era un fervente cattolico tanto che due sue figlie si fecero suore.
La sua carriera militare si svolse nelle caserme e negli uffici,poiché non ebbe mai occasione di partecipare ad azioni di guerra; per questo Giolitti non lo stimava. Si narra che nel 1908, quando si dovette nominare il nuovo Capo di Stato Maggiore, Giolitti così parlò al re:”Conosco Cadorna. Ma appunto perché lo conosco, gli preferisco il generale Pollio che non conosco“. Sei anni dopo,alla morte di Pollio, finalmente Cadorna ottenne il comando supremo: aveva ormai 64 anni.

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La sua filosofia militare e il suo pensiero strategico li espresse nella circolare che inviò ai comandi poco prima dell’intervento in guerra: Attacco Frontale! Dapprima si concentrava il fuoco su fortificazioni e reticolati nemici, poi gran massa di soldati che avanzava verso varchi aperti. Ma le nostre artiglierie erano scarse e i nostri fanti venivano massacrati ancor prima di arrivare alle linee nemiche. Tuttavia Cadorna non cambiò mai idea,anche perché non ne aveva altre.
Furono almeno 600.000 i soldati italiani caduti in quella logorante guerra di trincea, ma altre migliaia furono fucilati per presunte diserzioni  o per decimazioni dei reparti: talvolta fu sufficiente fumare davanti a un ufficiale per essere condannati al plotone di esecuzione.
Là tragedia di quella guerra trovò il culmine nell’ ottobre del 1917 quando gli Austriaci ruppero a Caporetto e costrinsero il nostro esercito alla grande ritirata. Non fu la vigliaccheria dei soldati a causare la rotta – che costò al nostro esercito 300.000 tra morti,feriti e prigionieri-come disse Cadorna per giustificare la sua ottusa ostinazione e il disprezzo per la vita altrui; d’altra parte soleva dire che “le uniche pallottole che non ci mancano sono gli uomini“.

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La carriera militare di Cadorna finì in quei giorni. Alla conferenza di Rapallo del 6/7 novembre i rappresentanti delle potenze straniere alleate ne chiesero l’allontanamento e poche ore dopo il generale Armando Diaz fu nominato comandante supremo dell’ esercito italiano.
Eletto senatore, Cadorna non aderì al fascismo. Morì a Bordighera il 21 dicembre 1928.
La sua salma è  tuttora esposta nel mausoleo, opera dell’architetto Marcello Piacentini,di fronte al lago a Pallanza.
Il suo nome è rimasto legato anche a una formidabile linea difensiva, la linea Cadorna, che attraversa le nostre terre ancora oggi e di cui avremo occasione di parlare in un prossimo articolo.

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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