Operation Overlord: D-Day, il giorno più lungo

Il giorno più lungo, D-Day, Operazione Normandia, Dove osano le aquile, Salvate il soldato Ryan: decine e decine di pellicole hanno celebrato il famoso “sbarco in Normandia” che cambiò le sorti della Seconda Guerra Mondiale.

Iniziò ufficialmente alle 06:30 del mattino del 6 giugno 1944, quando le forze alleate cominciarono a toccare terra lungo le spiagge della Normandia. 130000 uomini sbarcarono, approfittando della mezza marea e con un ingente spiegamento di mezzi aeronavali. Li seguirono truppe per circa 1.200.000 soldati.

Fu un successo, nonostante gli enormi errori di valutazione e l’altissimo rischio che il luogo esatto previsto per lo sbarco venisse scoperto dal Tedeschi. Le condizioni meteo non erano certo ottimali e i meteorologi avevano clamorosamente sbagliato le loro proiezioni. La tempesta e i forti venti che dovevano placarsi dopo il 5 giugno, data inizialmente stabilita, proseguirono anche nei giorni seguenti, con soltanto un leggero affievolimento che, fortunatamente, fu sufficiente.

Per sviare i tentativi di spionaggio era stata preventivamente avviata l’operazione di disinformazione “fortitude”, che non soltanto provvide a diffondere notizie false (si fecero trapelare come probabili punti di sbarco sia le coste norvegesi che le spiagge di Calais) ma addirittura mise in piedi finti eserciti (il FUSAG) costituiti di carriarmati e mezzi d’assalto in legno o gonfiabili, abilmente dislocati per trarre in inganno i tedeschi.

Intanto i veri mezzi e soprattutto i moduli dei pontili mobili (Mulberry) per l’attracco venivano assemblati in gran segreto a partire dai pezzi fatti realizzare da ben 300 diverse industrie britanniche.

La Germania, inoltre, non aveva fatto in tempo a portare a compimento i lavori di costruzione del poderoso Vallo Atlantico che, da Capo Nord in Norvegia fino a alla Spagna, avrebbe dovuto ergersi come una muraglia impenetrabile lungo le coste.

Fu così che l’operazione “Overlord” ebbe successo.

Il primo villaggio ad essere liberato fu Sainte-Mère-Eglise, conquistato prima dell’alba del 6 giugno 1944 dai paracadutisti americani della 82a Divisione Aviotrasportata. Quella notte, il paracadutista John Stele della compagnia F, 505° reggimento, viene ferito da una granata durante il lancio. Il paracadute è danneggiato e ingovernabile e si impiglia nel campanile della cittadina. Così il soldato rimane appeso e impossibilitato a muoversi, mentre la battaglia infuria. La sua prontezza di riflessi e l’idea di fingersi morto lo fanno sopravvivere, finché, dopo più di due ore, viene salvato da un soldato tedesco. Medicato e fatto prigioniero riesce a fuggire tre giorni più tardi.

A Sainte-Mère-Eglise il fantoccio che ricorda l’episodio penzola ancora, a perenne memoria, dal campanile.


Testo di Francesco Teruggi

Fotografie di Carlo Lanza e Massimo Vella

Francesco
Francesco Teruggi. Scrittore e ricercatore indipendente. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), dell'Ebook "Militum Christi - Templari, Cavalieri di Malta, ospitali, Madonne e sacralità antica tra novara e l'Ossola" (2014); co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti". Presidente dell'Associazione Culturale triaSunt. Addetto Culturale S.O.G.IT - soccorso Ordine S. Giovanni Italia.
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