IL TERRITORIO NOVARESE PRIMA E DOPO L’ANNO MILLE (Parte prima)

La cruda e lunga guerra tra Goti  e Bizantini, a metà del VI secolo della nostra era, aveva lasciato la popolazione d’Italia desolatamente decimata. Il regno longobardo che seguì  (569 – 774) vide un lento miglioramento nelle quasi spopolate campagne e villaggi, e questo fatto richiese nuove terre da dissodare e più popolazione per le piccole città. Ma la grande svolta nella ripresa demografica e nel conseguente risveglio sociale ed economico, anche nel territorio novarese, si ebbe a partire dal regno di Carlo Magno (774 – 812). Il grande sovrano franco fu il primo vero riformatore del medioevo, creò un grande impero che comprendeva quasi tutta l’Europa e per governarlo diede vita a una serie fondamentale di innovazioni: diede mano alla riorganizzazione dell’ istruzione e delle scuole, alla formazione di funzionari pubblici, all’istituzione del sistema territoriale pievano. Fu soprattutto sul piano amministrativo che l’azione di Carlo Magno fu incisiva e rivoluzionaria.

Il territorio italiano, che era un poco periferico rispetto al cuore dell’ Impero più a nord, fu suddiviso in unità politico amministrative – chiamati comitatus – i cui amministratori furono i “comites“, ossia quelli che noi oggi chiamiamo conti. Questi comites erano funzionari nominati dal sovrano, la cui carica era revocabile e non ereditaria, e si occupavano di amministrare la giustizia, esigere tasse e imposte, guidare l’esercito locale. Erano scelti sul territorio tra le persone che avevano grandi proprietà terriere, godevano di prestigio e potevano contare su un folto numero di persone fidate. Il sovrano li controllava tramite i  “missi dominici“, scelti dal sovrano stesso tra i più importanti aristocratici del regno. Questi  “missi ” potevano essere non solo laici, ma anche ecclesiastici, e per conseguenza ogni vescovo finì col diventare “missus”  nella propria diocesi.


Il nostro territorio, compreso tra Valsesia, Ossola, Sesia, Ticino e Mortara, e che press’a poco corrisponde all’attuale diocesi di Novara, fu suddiviso in 4 comitates: Pombia, Stazzona (Angera) Bulgaria e Lomello. La città di Novara, benché fosse sede episcopale, non era dunque sede amministrativa comitale, che era invece a Pombia, già sede anche di una zecca in epoca longobarda. Il comitato di Pombia corrispondeva a grandi linee all’attuale provincia di Novara, delimitato com’era dal fiume Toce a nord, dal Lago Maggiore e dal Ticino ad est, dal Sesia a ovest e dalla Lomellina a sud.


Ma alla morte di Carlo Magno il sistema amministrativo, basato sui comitati, iniziò a sfasciarsi  lentamente seguendo il decadere della dinastia carolingia. Questo è  un altro pezzo della nostra storia, e ve lo racconteremo in un prossimo post.


Testo di Pietro Teruggi

Fotografie di Yuri Minghini

Pietro
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.
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