Val Vigezzo 1978

Estate 1978.
Vacanze estive a Santa Maria Maggiore.
C’erano due campeggi, uno sulle rive del Melezzo, l’altro nella piana,ai piedi dei monti verso la Valgrande. Scegliemmo quest’ultimo, memori della saggezza dei nostri vecchi, che consigliavano sempre di non mettersi sulle rive di un torrente. Questa decisione ci salvò probabilmente la vita, perché il campeggio sul Melezzo fu devastato dalla piena che trascinò via anche le persone.


Arrivammo la mattina di domenica 6 agosto in valle e passiamo la giornata a sistemare la roulotte nella piazzola del campeggio. Nel tardo pomeriggio, mentre la radio trasmetteva le prime notizie sulla morte del papa Paolo VI, cominciò a piovere sempre più violentemente, a tratti anche con grandine. Erano ormai quasi le dieci di sera e il frastuono del nubifragio all’interno della roulotte era talmente assordante che decisi di uscire per capire cosa stesse capitando. Mi trovai immerso fin quasi alle ginocchia in un vero e proprio fiume di acqua limacciosa che scendeva dai fianchi della montagna, trascinando sassi, tronchi e ogni genere di materiali inerti. Vidi che gli altri campeggiatori cominciavano ad abbandonare precipitosamente tende e roulotte per rifugiarsi nella casetta che serviva da spaccio e ritrovo; anche noi, afferrate alcune coperte e i documenti, riuscimmo ad arrivare con l’auto fino alla casetta.
Poi la luce elettrica si interruppe e rimasero solo le candele e le torce .Anche la linea telefonica smise di funzionare.

Mentre cercavamo riparo con tutti gli altri, nel gran frastuono dell’alluvione si udirono disperate grida di donna provenienti da una vicina tenda, già quasi travolta dalla furia delle acque. Facendo una catena umana, riuscimmo a raggiungere e soccorrere due donne rimaste intrappolate in ciò che restava della loro tenda e talmente atterrite da non riuscire più a muoversi. Ce la facemmo a metterle in salvo e tutti ci rifugiammo al piano superiore della casetta dove c’era un salone. L’acqua violenta, oltre alle tende e alcune roulotte, trascinò via anche delle automobili, ma per fortuna non la nostra. La notte passò così nel buio completo,senza notizie – non esistevano telefoni cellulari e internet !! – con il frastuono di acqua, pietre, alberi che rotolavano in basso e il terrore che le acque raggiungessero il piano a cui ci trovavamo. Nessuno dormì, tranne Francesco, avvolto in una coperta sotto un tavolo (aveva due anni…).
Arrivò così l’alba di lunedi 7 agosto, giorno che poi i giornali indicarono come data dell’alluvione, anche se in realtà essa avvenne nella notte tra il 6 e il 7 .
La vista che ci si presentò era davvero allucinante: eravamo completamente isolati da una massa limacciosa di acqua che trasportava verso la bassa valle ogni genere di rottami e animali morti, il campeggio era distrutto, un parco giochi lì vicino non esisteva più. Per fortuna,nessuno di noi si era fatto male.
Nel pomeriggio di quel lunedì (nel frattempo le acque si stavano abbassando) arrivò una camionetta con due carabinieri .Ci diedero le prime notizie: morti e feriti, case ponti e strade distrutti, la valle completamente isolata, niente luce, telefono e acqua. Ci aiutarono a raggiungere il centro di Santa Maria, che non aveva subito gravi danni: il disastro era tutto intorno, ove era crollato anche un condominio.

Fummo ospitati per le tre notti seguenti nella casa di villeggianti novaresi, e dormimmo su materassi stesi a terra in cucina. La generosità dei vigezzini e dei turisti fu encomiabile verso quelli che avevano perso tutto o quasi.
Passammo i giorni di martedì e mercoledi nel cercare di risistemare il campeggio, recuperare dal fango quello che si poteva e liberare la roulotte da sassi e tronchi: le tende erano state spazzate via. A quei tempi non esisteva la Protezione Civile e tutta la gente che si trovava in Val Vigezzo si adoperò in ogni modo per ripristinare un minimo di vivibilità.
Finalmente giovedì fu riaperta la strada che da Re scendeva verso la Svizzera e i carabinieri formarono una colonna di auto e roulotte (tra cui nostra) e la scortarono fino al Lago Maggiore: viaggio lento e difficile, su una strada stretta che aveva subito anche parecchi danni. Impiegammo dodici ore per un tragitto che in genere richiedeva meno didue ore. Ma eravamo finalmente a casa sani e salvi.
Sono passati 36 anni da quei terribili giorni di agosto. Ho girato tutto il mondo, per diletto e per lavoro: sono salito su centinaia di aerei e ho viaggiato su ogni tipo di strada…
Ma non sono mai più tornato in Val Vigezzo!


Testo e fotografie di Pietro Teruggi

Pietro

Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, per parecchi anni è stato dirigente di azienda. In seguito ha messo a frutto la sua passione per i viaggi divenendo imprenditore nel settore del turismo. Ha visitato molti paesi per lavoro e per diletto. Ritiratosi da ogni attività, coltiva tuttora la passione per i viaggi e per la scrittura.



FONDATORE DI GRIOTS – STORIE SOTTO I BAOBAB


Pietro on FacebookPietro on Google

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*